La guerra europea e il socialismo internazionale (1914)
di V. I. Lenin



Testo integrale

Al socialista più che gli orrori della guerra , -noi siamo per la "santa guerra per tutti gli oppressi per la conquista delle loro patrie!" [1],-pesano gli orrori del tradimento perpetrato dai capi del socialismo contemporaneo, gli orrori del fallimento dell'attuale Internazionale.

Non è forse un tradimento della Socialdemocrazia il sorprendente cambiamento di fronte (dopo la dichiarazione di guerra della Germania) dei socialisti tedeschi ? Non sono un tradimento le frasi bugiarde sulla lotta liberatrice contro lo zarismo ? Il silenzio sull'imperialismo tedesco ? Il silenzio sul saccheggio della Serbia? Sugli interessi borghesi nella guerra contro l'Inghilterra ? Ecc.Ecc? Patrioti,sciovinisti , essi votano per i crediti di guerra !!

Non commettono lo stesso tradimento i socialisti francesi e belgi ? Essi smascherano assai bene l'Imperialismo tedesco ma sono purtroppo sorprendentemente ciechi dinnanzi all'imperialismi inglese,francese e a quello particolarmente barbaro della Russia! Essi non vedono il fatto lampante che la borghesia francese, per decine e decine di anni, ha assoldato a suon di miliardi le bande centonere dello zarismo russo, che questo zarismo opprime la maggioranza allogena della Russia, saccheggia la Polonia, opprime gli operai e i contadini della Grande Russia, ecc.?

In un momento come questo un socialista si sente sollevato vedendo come l'Avanti! Ha detto, coraggiosamente e schiettamente, l'amara verità in faccia a Südekum, ai socialisti tedeschi, affermando che essi sono imperialisti, cioè sciovinisti. Si prova un sollievo ancora maggiore quando si legge l'articolo di Zibordi ( Avanti!, 2 settembre), in cui viene smascherato non solo lo sciovinismo della borghesia tedesca e austriaca (il che è vantaggioso dal punto di vista della borghesia italiana), ma anche di quella francese, in cui si afferma che la guerra è una guerra della borghesia di tutti i paesi!!

La posizione dell'Avanti! e l'articolo di Zibordi - come pure la risoluzione votata da un gruppo di socialdemocratici rivoluzionari (in una recente conferenza tenutasi in un paese scandinavo) [2] - ci dicono che cosa vi è di giusto e di non giusto nelle correnti affermazioni sul fallimento dell'Internazionale. I borghesi e gli opportunisti ("riformisti di destra" [1]) ripetono questa affermazione rallegrandosene, i socialisti la ripetono con amarezza (Volksrecht di Zurigo [3], Bremer Bürger-Zeitung [4]). In questa affermazione c'è una gran parte di verità!! La bancarotta dei capi e della maggioranza dei partiti dell' attuale Internazionale è un fatto. (Confrontate il Vorwarts [5], la Arbeiter-Zeitung [6] di Vienna, l'Hamburger Echo [7] con l'Humanité, e l'appello dei socialisti belgi e francesi con la "risposta" del Vorstand tedesco [8]). Le masse non si sono ancora pronunciate!!!

Ma Zibordi ha mille volte ragione quando dice che non la "dottrina è sbagliata"[1], non il socialismo è un rimedio errato[1]: "semplicemente non erano in dose bastante", gli altri socialisti non sono "abbastanza socialisti".

Nell'Internazionale europea dei nostri giorni ha fatto fallimento non il socialismo, ma il socialismo non bastante, cioè l'opportunismo e il riformismo. Proprio questa "tendenza", che esiste dappertutto, in tutti i paesi, ed è così ben rappresentata da Bissolati e soci in Italia, è fallita; proprio essa per anni ha insegnato a dimenticare la lotta di classe ecc. ecc. - vedi la risoluzione [9].

Zibordi ha ragione quando vede la colpa principale dei socialisti europei nel fatto che essi "cercano nobilitare con postumi motivi la loro incapacità a prevenire, la loro necessità di partecipare al macello" [1], che il socialismo europeo " preferisce fingere di fare per amore ciò che è costretto a fare senza forza" [1], che i socialisti "solidarizzano ciascuno con la propria nazione, col governo borghese della propria nazione in una misura da formare una delusione per noi" [1] (e per tutti i socialisti non opportunisti) "e un compiacimento per tutti i non socialisti d'Italia"[1](e non solo dell'Italia, ma di tutti i paesi: vedi, per esempio, il liberalismo russo).

Ammessa pure la completa "incapacità" [1] e impotenza dei socialisti europei, la condotta dei loro capi è un tradimento e una bassezza: gli operai sono andati al macello, ma i capi? Votano a favore, entrano nel ministero!!! Anche in caso di completa impotenza essi avrebbero dovuto votare contro, non entrare nel ministero, non pronunziare ignominie scioviniste, non solidarizzare con la propria "nazione", non difendere la "propria" borghesia ma al contrario avrebbero dovuto denunciarne le nefandezze.

Poiché la borghesia e gli imperialisti sono dappertutto, l'infame preparazione del macello è dappertutto; se lo zarismo russo (il più reazionario di tutti) è particolarmente infame e barbaro, nondimeno, l'imperialismo tedesco è monarchico: ha scopi dinastico-feudali, una borghesia rozza, meno libera che in Francia. I socialdemocratici russi hanno detto con ragione che per loro il male minore sarebbe la disfatta dello zarismo, che il loro nemico diretto è lo sciovinismo grande-russo, ma i socialisti (non opportunisti) di ogni paese dovevano vedere il loro nemico principale nel "proprio" ("patrio") sciovinismo.

Ma è poi vero che l' "incapacità" [1] sia poi talmente assoluta? è così? Fucilare? Heldentod? [10] e morte infame?? In vantaggio di "un'altra patria"?? [1] Non sempre!! Era possibile, era in ogni caso indispensabile prendere l'iniziativa. La propaganda illegale e la guerra civile sarebbero più oneste, sarebbero più opportune per i socialisti (questo propagandano i socialisti russi).

Per esempio, ci si culla nell'illusione che la guerra finirà, le cose si aggiusteranno No!! Perché il fallimento dell'attuale Internazionale (1889-1914) non sia il fallimento del socialismo, perché le masse non si allontanino, per evitare il dominio dell'anarchia e del sindacalismo (vergognoso come in Francia), bisogna guardare la verità in faccia. Chiunque vinca, l'Europa è minacciata da una intensificazione dello sciovinismo, del "revanscismo", ecc. Il militarismo tedesco o grande-russo suscita un contro-sciovinismo, ecc. ecc.

è nostro dovere trarre la conclusione che l'opportunismo, il riformismo, che è stato così solennemente proclamato in Italia (e così fermamente stroncato dai compagni italiani [11]), è pienamente fallito.[12]

 

 

N.B. Menzionare:l'atteggiamento sprezzante, sdegnoso della Neue Zeit verso i socialisti italiani e l'Avanti!: piccole concessioni all'opportunismo!!! "Giusto mezzo".

Il cosiddetto "centro" uguale lacchè degli opportunisti.

 

 

Note

1. In italiano nel testo.

2. si veda: I compiti della socialdemocrazia rivoluzionaria nella guerra europea.

3. Volksrecht (Das), quotidiano organo del Partito socialdemocratico svizzero. Si pubblica a Zurigo dal 1898.

4. Bremer Burger-Zeitung, quotidiano socialdemocratico; uscì a Brema dal 1890 al 1919; fino al 1916 fu influenzato dalla sinistra socialdemocratica di Brema, poi passò in mano ai socialsciovinisti.

5. Si veda la nota 35.

6.Weiner Arbeiter-Zeitung, quotidiano, organo centrale della socialdemocrazia austriaca. Fondato da V. Adler nel 1899 a Vienna. Negli anni della prima guerra mondiale assunse una posizione socialsciovinista.

7. Hamburger Echo, quotidiano, organo dell' organizzazione amburghese del Partito socialdemocratico tedesco, fondato nel 1875. Durante la prima guerra mondiale assunse una posizione socialsciovinistica.

8. Lenin si riferisce all'appello al popolo tedesco, redatto dalle delegazioni francesi e belga dell'Ufficio socialista internazionale e pubblicato il 6 settembre sull' Humanité. Vi si accusavano il governo tedesco per i suoi piani di invasione e i soldati tedeschi per le crudeltà perpetrate nei territori già occupati. La presidenza del Partito socialdemocratico tedesco protestò contro questo appello il 10 settembre sul Vorwarts, n.247.
L'episodio provocò una polemica di stampa fra i socialsciovinisti francesi e tedeschi, nel corso della quale le parti cercarono di giustificare la partecipazione del governo del proprio paese alla guerra facendone ricadere la colpa sui governi degli altri paesi.

9. Si tratta della risoluzione di un gruppo di bolscevichi adottata alla Conferenza di Berna (si veda nel presente volume le pp. 303-306).

10. In tedesco "morte eroica".

11. Il manoscritto finisce qui. Le due frasi successive sono annotazione a margine.

12.Sino dalla fondazione del Partito socialista italiano (1892) si svolse al suo interno un'acuta lotta ideologica fra le tendenze - opportunistica e rivoluzionaria - che divergevano sulle questioni della politica e della tattica del partito. Nel 1912, al congresso di Reggio Emilia, sotto la pressione della sinistra, i riformisti più dichiarati, fautori della guerra e della collaborazione con il governo e la borghesia (Bonomi, Bissolati) furono espulsi dal partito. Nel periodo che va dall'inizio del conflitto all'entrata in guerra dell'Italia, il Partito socialista italiano prese posizioni contro le posizioni contro la guerra, lanciò la parola d'ordine: "Contro la guerra, per la neutralità!". Nel dicembre 1914 fu espulso dal partito un gruppo di rinnegati (Mussolini ed altri) che, difendendo la politica imperialistica borghese, si schierò con gli interventisti. I socialisti italiani tennero insieme ai socialisti svizzeri una conferenza a Lugano (1914), presero parte attiva alle Conferenze socialiste internazionali di Zimmerwald (1915) e di Kienthal (1916). In sostanza, però, il Partito socialista italiano assunse una posizione centrista. Nel maggio 1915, dopo l'entrata in guerra a fianco dell'Intesa, il Partito socialista italiano rinunciò alla lotta contro la guerra imperialistica e si attestò sulla formula di compromesso: "Né aderire né sabotare", che significava di fatto l'appoggio alla guerra.

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