Lenin tra arte e letteratura

Lenin inaugura a Mosca il monumento a Marx ed Engels (7 novembre 1918)

All'inizio del novecento in Europa si diffusero largamente i movimenti futuristi che trovarono espressione maggiore sopratutto nella poesia e nella pittura. Lenin visse quelle nuove espressioni artistiche con disinteresse. Egli era cresciuto nel assolutismo della cultura zarista che proibiva o censurava molte delle opere dei grandi artisti russi dell'ottocento. I giovani potevano reperire le opere di letteratura russa soltanto in pubblicazioni stampate all'estero.
Pertanto Lenin non mascherò mai la sua incapacità a comprendere la nuove forme espressive dell'astrattismo e la mancanza di piacere che esse gli procuravano. Egli, che ebbe nella sua vita pochissimo tempo da dedicare all'arte, amava i classici nella letteratura ed il realismo nella pittura. La forma artistica che più ritenne importante per la propaganda politica tra le masse fu il cinema.
l gusti letterari di Lenin erano in parte influenzati dalla politica. Egli prediligeva i libri nei quali si riflettessero chiaramente delle idee sociali: amava Puskin per la bellezza della sua poesia e per il suo impegno contro le autorità zariste, Nekrasov e Lermontov perchè trattavano della miseria delle masse.
Lenin fu ammiratore di Anton Cekhov come novelliere, lesse più volte le opere di Turgenev, di cui ammirava lo stile classico e limpido, e di Tolstoj, per il quale nel 1908 scrisse un articolo intitolato Tolstoj specchio della rivoluzione russa ed affermò: "nelle opere di Tolstoj sono espresse la forza e la debolezza, la potenza e la limitatezza precisamente del movimento contadino di massa. La protesta ardente, appassionata, spesso implacabilmente rude di Tolstoj contro il goverrno e la chiesa ufficiale poliziesca riflette lo spirito della democrazia contadina primitiva, nella quale secoli di servitù della gleba, d'arbitrio e di spoliazione burocratica, di gesuitismo bigotto,, d'inganno e di furfanteria hanno accumulato montagne di collera e di odio... Effettivamente esprime la svolta avvenuta nelle idee di milioni di contadini che erano appena usciti dalla servitù della gleba per diventare liberi e vedevano che quella libertà significava nuovi orrori, la rovina, la morte per fame..."
Al di là dei classici Lenin fu influenzato, negli anni della formazione, da altri scrittori russi del XIX secolo, come Belinskij, A.I.Herzen, Dobroljubov e soprattutto N. G. Cernysevskij, considerato "il più grande e geniale interprete del socialismo prima di Marx"... "un democratico del periodo in cui la democrazia ed il socialismo erano inseparabili. Occorreva il genio di Cernysevskij per comprendere così chiaramente allora, nel periodo stesso in cui la riforma contadina veniva compiuta... il carattere essenzialmente borghese della riforma... Cernysevskij comprendeva che lo stato feudale e burocratico russo non poteva emancipare i contadini, cioè non poteva abbattere i signori feudali, poteva soltanto fare qualcosa di abominevole, un miserabile compromesso fra gli interessi dei liberali (riscatto e compera sono la stessa cosa) e quelli dei grandi proprietari fondiari, compromesso che illudeva i contadini con il miraggio di un'esistenza assicurata e libera , ma che, di fatto, li rovinava e li consegnava, mani e piedi legati, ai grandi proprietari".
Questi autori innovativi, convinti che la letteratura dovesse avere un fine sociale, si erano ribellati all'arretratezza ed alla crudeltà nella quale versava la Russia zarista, e sostenevano l'idea progresista della lotta di massa.
Nel 1912 Lenin scriverà di Herzen:"Era allora democratico, rivoluzionario, socialista, ma il suo socialismo apparteneva ad ad una delle forme e varietà del socialismo borghese, così numerose nell'epoca del 1848 e che furono definitivamente annientate nelle giornate di giugno. In fondo non era affatto socialismo, ma una fraseologia sentimentale, un bel sogno, in cui ammantava quel suo rivoluzionarismo la democrazia borghese e, come essa, il proletariato che non si era ancora liberato della sua influenza. Il fallimento spirituale di Herzen, il suo profondo scetticismo e pessimismo, subentrati dopo il 1848, erano il fallimento delle illusioni borghesi nel socialismo. Il suo dramma spirituale fu il risultato e il riflesso dell'epoca storica universale in cui il rivoluzionarismo della democrazia borghese stava già morendo (in Europa) mentre il rivoluzionarismo del proletariato socialista non era ancora giunto a maturazione..."
Cernysevskij Tuttavia Lenin ribadì più volte il diritto di ogni artista di creare liberamente le proprie opere: nella nuova società comunista non doveva esistere più la produzione artistica per il mercato, ma lo stato sovietico doveva essere il protettore ed il committente. "L'arte appartiene al popolo, deve essere capita ed amata dalla gente semplice." Questa celebre frase riferita da Lenin a Clara Zetkin rende l'idea di come il leader bolscevico intendesse guidare l'evoluzione dell'arte, ma tale proposito deve essere inquadrato nel contesto della realtà postrivoluzionaria del suo paese.
La Russia, uscita da anni di sofferenze e di arretratezza culturale, era un paese tremendamente povero. L'analfabetismo diffuso rendeva ancor più difficoltosa la ricostruzione economica. Così, in quegli anni, gli intellettuali che sperimentavano nuove vie erano visti con sospetto dai dirigenti comunisti. L'interesse di Lenin per l'arte fu di natura politica poichè era convinto che gli estremismi anche in campo culturale potessero infettare le scelte sociali; egli comunque non si occupò mai direttamente delle questioni artistiche, limitandosi a giudizi meramente personali e delegando a questo compito Lunacarskij, Commissario del popolo per la cultura.
Nel 1918 gli artisti delle nuove correnti, interpretando il nuovo spirito rivoluzionario, organizzarono il Proletkult, un movimento di scrittori, pittori e scultori. Il Proletkult aprì circoli e studi nelle fabbriche, nelle università e nelle caserme. Emersero da questa esperienza figure come Andrej Belyj, poeta e prosatore simbolista; Evgenij Zamjatin, romanziere e drammaturgo; Nikolai Gumilev, poeta acmeista; Valerij Brjusov, poeta e letterato.
Presto il partito comunista cominciò a guardare con sospetto il Proletkult, temendo che potesse costituire un focolaio di idee sovversive. Lenin nel 1920 scrisse una risoluzione nella quale invitava l'organizzazione a non favorire il diffondersi di nuove ideologie proletarie, ma a mantenere forme e tradizioni della cultura esistente.
Il 27 settembre 1922 la Pravda, diretta da Bucharin, pubblicò un articolo di V.Pletnev, esponente del Proletkult, sulla erudizione proletaria nel quale veniva affermato che lo scopo fondamentale dell'associazione era la creazione di una nuova civiltà per la classe proletaria. Pletnev sosteneva la filosofia di Mach ossia che la società e l'economia, adottando il metodo marxista, seguivano la coscienza individuale, da cui nascevano le idee e quindi anche l'arte. Nello stesso articolo, contraddicendosi, affermava inoltre che i lavoratori piccolo borghesi producendo e vendendo merci, partecipavano alla creazione del sapere sovietico ma che questo non poteva considerarsi cultura proletaria.
Queste affermazioni avevano provocato l'ilarità di Lenin che fece numerose osservazioni sull'articolo: come poteva una qualsiasi organizzazione creare una nuova cultura in una nazione prevalentemente non proletaria? Dimostrando che la Russia della Nep non poteva realizzare una cultura proletaria, Pletnev confessò l'impossibilità dell'esistenza del Proletkult. Nel 1923 l'organizzazione fu soppressa.
Lenin sottolineò più volte il valore delle opere di Demjan Bednyj, lodando la sua "partiticità" nell'affrontare i temi di attualità: proprio questa "partiticità" nell'arte era considerata il primo comandamento della dottrina socialista. Majakovskij invece, secondo Lenin, era un individualista capace di inventare parole contorte e incomprensibili.
I giudizi di Lenin su artisti e scrittori, anche se veementi, rimasero nell'ambito del gusto e delle convinzioni personali, non arrivando mai alle terribili persecuzioni dei decenni successivi del regime sovietico.
Durante il suo soggiorno a Parigi Lenin frequentava volentieri i caffè ed i teatri dei quartieri operai dove si esibivano i cantanti rivoluzionari. Questo gli permetteva anche di essere in rapporto continuo con il proletariato. Negli anni successivi egli si recò raramente al Teatro d'arte di Mosca, sopratutto per assistere alle rappresentazioni di Stanislavskij, che Vladimir stimava moltissimo.
Spesso capitava che Lenin lasciasse il teatro dopo il primo atto perchè annoiato dalla vacuità delle commedie o della recitazione, ma quando trovava un'opera che lo entusiasmasse, seguiva la rappresentazione con attenzione fino alla fine: accadde così per Il cadavere vivente di Tolstoj, L'inondazione di Henning Berger, Zio Vanja di Cekhov. Lenin sebbene credesse nella censura e nel controllo, non volle mai che la rivoluzione privasse il paese della sua linfa culturale, mentre Trotzkij propose di equiparare il trattamento economico degli artisti agli altri lavoratori, affermando che "l'arte ha bisogno di benessere, e perfino di abbondanza".
Anche Gorkij ebbe idee innovative sull'arte che vennero discusse con Lenin nel corso di numerosi colloqui. Nel 1921 portò a Lenin un certo numero di libri in tedesco chiedendo che fossero pubblicati in russo. Vladimir Ilich approvò solo la pubblicazione di un testo. Quando Gorkij sottolineò che la spesa per la cultura fosse necessaria più del il pane, Lenin obbiettò che in Russia, a causa della carestia, il popolo non aveva neppure il pane. I due avevano a cuore verità differenti.
Diverso mesi dopo fu proprio Gorkij a rivolgere un appello agli Stati Uniti d'America affinchè concedessero un aiuto umanitario a milioni di russi che morivano di fame.