










Cos'è il leninismo
Come affermato da Stalin, il leninismo può essere definito l’applicazione del marxismo alle condizioni originali della situazione russa... ma sopratutto il leninismo è il marxismo dell’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria. Più esattamente: il leninismo è la teoria e la tattica della rivoluzione proletaria in generale, la teoria e la tattica della dittatura del proletariato in particolare.
Marx ed Engels militarono nel periodo prerivoluzionario (ci riferiamo alla rivoluzione proletaria), quando l’imperialismo non si era ancora sviluppato, nel periodo di preparazione dei proletari alla rivoluzione, nel periodo in cui la rivoluzione proletaria non era ancora diventata una necessità pratica immediata. Lenin invece, discepolo di Marx e di Engels, militò nel periodo di pieno sviluppo dell’imperialismo, nel periodo dello scatenamento della rivoluzione proletaria, quando la rivoluzione proletaria aveva già trionfato in un paese, aveva distrutto la democrazia borghese e aperto l’èra della democrazia proletaria, l’èra dei Soviet.
Ecco perché il leninismo è lo sviluppo ulteriore del marxismo.
In realtà esso non fu soltanto un fenomeno russo ma una dottrina di sviluppo del marxismo come teoria e tattica della dittatura del proletariato. Il pensiero di Marx costituiva la premessa teorica di una concezione del mondo e dell'agire politico di cui l'opera di Lenin divenne attuazione pratica.
La nascita del leninismo può essere fatta risalire al 1902, quando comparve l'opuscolo Che fare? dove Lenin espose per la prima volta la sua teoria rivoluzionaria. Il
punto chiave del suo programma era da una parte la formazione di una classe di "specialisti della rivoluzione", dall'altra di spingere, con un forte richiamo, i socialdemocratici russi ad organizzarsi, senza perdersi in dissertazioni sterili.
Lenin mise in rilievo nelle sue opere la grande vitalità della dottrina marxista, sottolineando però la necessità di tener sempre conto della realtà, e avviò una riflessione strategica di vasta portata, indirizzando la specificità della condizione russa nella prospettiva di un sviluppo continuativo tra rivoluzione borghese (a carattere democratico) e rivoluzione proletaria (anticapitalistica).
Egli ribadì sempre che il marxismo non doveva essere ridotto ad un insieme di formule astratte, staccate dalla vita, ma che fosse necessario un suo costante sviluppo in conformità di ogni situazione storica.
"La coscienza politica di classe può essere portata all'operaio solo dall'esterno", scrisse Lenin nel 1902; questo principio, in cui si denotano le influenze del populismo russo e del giacobinismo europeo, portò allo sviluppo di una nuova dottrina che verrà appunto denominata marxismo-leninismo. Lenin infatti (rifacendosi alla dialettica hegeliana di tesi, antitesi e sintesi) rifiutò la concezione di Marx secondo la quale la classe operaia era per sua natura rivoluzionaria e la rivoluzione del proletariato preludeva all'eliminazione dello Stato in un processo storico fisiologico, ma affermò altresì che la consapevolezza rivoluzionaria doveva essere introdotta nel proletariato da una minoranza colta che avesse compreso le leggi della storia.
Per questo il ruolo del partito era centrale.
Uno degli slogan più celebri del leader bolscevico fu proprio: "Dateci un'organizzazione di rivoluzionari e capovolgeremo la Russia!"
Il partito bolscevico rappresentò l'avanguardia della classe operaia, divenendo manifestazione cosciente del movimento e direzione delle sue lotte politiche secondo il principio che sarà definito in seguito "centralismo democratico". Perciò venne sottolineata l'importanza del ruolo della cultura teorica, non sempre prodotta istintivamente dalla genesi delle lotte operaie. Questa veduta si contrappose alle idee "economistiche" del marxismo e allo "spontaneismo" pratico, coiè alla sottomissione dell'impegno politico alla spontaneità operaia.
Il metodo di Marx doveva essere sviluppato e applicato alle situazioni concrete, per quanto complesse, per poter trovare delle giuste soluzioni.
Lenin sottolineò l'importanza dell'ideologia per la classe operaia e il ruolo del partito nel movimento operaio come dirigente politico, ed elaborò minuziosamente la teoria della rivoluzione socialista. L'idea dell'egemonia del proletariato nella rivoluzione nasceva dall'analisi dello sviluppo irregolare del capitalismo, che avrebbe causato guerre imperialistiche, pagate e combattute dagli operai e dai contadini.
Nel 1908 Lenin portò avanti una sua battaglia contro Bogdanov ed i sostenitori dell'empiriocriticismo di E.Mach e R.Avenarius (Materialismo ed empiriocriticismo), respingendo le loro concezioni tacciate di "idealismo" e di resa al fideismo.
Convintosi del fallimento della II Internazionale, Lenin la accuserà platealmente di tradimento in occasione della prima guerra mondiale ed incolperà i partiti socilademocratici europei di subalternità alle borghesie nazionali. Mentre combatté le radici teoriche dell'"opportunismo" di K. Kautsky, ne ricercò quelle economiche nelle condizioni create da quella "fase nuova" dello sviluppo del capitalismo. Si trattava di una forma ulteriore di concentrazione della produzione per cui la libera concorrenza tendeva ad essere sostituita dalla formazione di monopoli ai quali si accompagnava l'egemonia del capitale finanziario, dovuta alla fusione delle risorse industriali e bancarie. La polemica contro Kautsky verteva tra il nesso che Lenin individuò tra questo sviluppo economico e la politica imperialistica delle grandi potenze.
Nel 1917 Lenin interpretò la linea del cosiddetto "neomarxismo" di Hilferding, Luxemburg e Sternberg, giudicando la nuova fase del capitalismo come predominio crescente del capitale finanziario e quindi della connessa politica imperialistica degli Stati. L'assenza della crisi del sistema capitalistico in dipendenza della caduta tendenziale del saggio di profitto, consentita da investimenti di tipo coloniale che comportavano lo sfruttamento di una manodopera a basso prezzo, era vista come una modifica da apportare alle previsioni dei processi dei crescenti investimenti in capitale fisso.
Le idee di Marx andavano arricchite non solo chiarendo l'interesse specifico della classe operaia e dotando il proletariato di proprie organizzazioni politiche, ma anche indirizzando gli operai, come classe, alla presa del potere, chiarendo i modi e le possibilità di attuazione della rivoluzione politica.
La linea insurrezionale leninista portò a rovesciare nell'ottobre 1917 il governo provvisorio; nei soviet venne indicato l'embrione di una democrazia di massa più avanzata. Venne rilanciata la tesi della "dittatura del proletariato", la quale comporta un elemento coercitivo ma può attuare il compito di una trasformazione del vecchio apparato statale.
Lenin si diceva certo che la fine dell'imperialismo avrebbe coinciso con il tramonto del capitalismo mondiale nel suo complesso. Le crisi periodiche di sovrapproduzione del nuovo capitalismo e l'analisi del suo sviluppo in agricoltura, vengono a rappresentare ulteriori approfondimenti teorici della teoria marxista della rendita differenziale e assoluta. Da ciò derivò la necessità di un'alleanza del proletariato urbano con le masse contadine.
Le contraddizioni del capitalismo, affiorate negli sviluppi dell'imperialismo, imprevedibili nell'epoca di Marx, avrebbero prodotto nuove tensioni sociali. La guerra sarebbe divenuta inevitabile e da essa sarebbe sorta vittoriosa la rivoluzione proletaria, in uno o più paesi. Le classi operaie ed i popoli colonizzati avrebbero combattuto per la prima volta contro un nemico comune: l'imperialismo (definito da Lenin come capitalismo parassitario). La fase suprema del capitalismo, culminata nella guerra, avrebbe chiuso la parabola del potere borghese ed aperto la via all'istaurazione del socialismo. Il partito rivoluzionario apparve lo strumento principale in grado di guidare il passaggio da un sistema all'altro.
Il marxismo, secondo Lenin, aveva dichiarato guerra alla scienza borghese, baluardo del capitalismo, perciò la borghesia avrebbe cercato di confutarlo e falsificarlo. Di qui l'importanza di tenere uniti milioni di lavoratori sotto la grande dottrina di Marx, lontana da ogni travisamento: la rivoluzione socialista sarebbe sorta dalla lotta del proletariato urbano con la lotta delle masse contadine e con il movimento di liberazione nazionale.
Le tesi di Lenin previdero che soltanto il socialismo sarebbe stato in grado di assicurare il riavvicinamento delle nazioni su una base realmente democratica, e che la rivoluzione socialista, anche se avvenuta in un paese arretrato come la Russia, avrebbe avuto un enorme significato internazionale.
Un importante contributo al comunismo scientifico fu costituito anche dall'elaborazione della Nuova Politica Economica (NEP), l'unica giusta politica dello stato proletario nel periodo di passaggio dal capitalismo al socialismo, la quale, utilizzando le forze della borghesia, assicurò una salda alleanza economica e politica della classe operaia e dei contadini, ovvero la costruzione della base economica del socialismo.
Lenin si adoperò a mantenere un legame tra partito, stato e sindacati, insistendo sulla necessità della lotta al "burocratismo",collegato alla presenza incombente di un elemento piccolo borghese.
Il nesso tra economia e politica fu l'elemento fondamentale del pensiero di Lenin. Emersero due dimensioni teorico-scientifiche del marxismo-leninismo: da una parte l'interpretazione delle tesi di Marx come sociologia scientifica, dall'altra la rivendicazione della portata filosofica del marxismo, nel senso di ribadirne il fondamento materialistico e di mettere in luce la nuova forma del "materialismo dialettico".
Il leninismo ebbe larga diffusione nel movimento operaio internazionale e divenne un punto di riferimento ideologico per tutti i partiti comunisti della terza Internazionale.
Il suo metodo specifico fu la costante denuncia delle sempre possibili deviazioni del proletariato, sopratutto quando quest'ultimo viene abbandonato a se stesso e cade nel revisionismo (che tendeva a ridurre le teorie di Marx ad una semplice interpretazione della storia) e nello spontaneismo (che auspicava l'autorganizzazione della classe operaia), senza mai pervenire ad una vera coscienza di classe.
Lenin sostenne la necessità di una costante verifica dei principi attraverso la pratica rivoluzionaria e ribadì il carattere internazionale del marxismo nella sua concezione del mondo.
Concludendo possiamo affermare che il leninismo è stato una dottrina internazionale che rifletteva l'esperienza storica del movimento operaio e di liberazione dei popoli di tutti i paesi. Esso ha tentato di fornire ai lavoratori di tutto il mondo una chiara visione delle vie di lotta per l'emancipazione ed il progresso sociale.
Successivamente il leninismo fu sottoposto, per volere di Stalin, ad una serie di revisioni che lo ridussero ad una sorta di feticcio della propaganda sovietica.
«La grandezza storica di Lenin non va ricercata in un'originalità di pensiero creatore, ma nella sua incomparabile capacità di trasformare un sistema di idee filosofiche ed economiche già esistente in un programma di azione militante. [...] L'uomo Lenin è inevitabilmente fuso col sistema a cui dette vita [...] Egli fu la dottrina incarnata del marxismo militante, il verbo rivoluzionario fatto carne. » (W. H. Chamberlin)