










Vita di Lenin
L'esilio
Anche la seconda Duma ebbe vita breve, rifiutandosi di scendere a patti con lo Zar. Nel 1906 Nicola II nominò il conservatore Pyotr Stolypin, presidente del Consiglio dei ministri nell'intento che questi riformasse la legge elettorale e riportasse maggiori poteri alla nobiltà.
Lenin e Bogdanov in Finlandia discussero sul da farsi senza trovare un accordo: il primo voleva che i bolscevichi partecipassero alle elezioni della Duma, il secondo proponeva il perseguimento di strategie clandestine. Questo dissenso tra i due portò ad una accesa polemica politica che fu inasprita da divergenze filosofiche.
Nel giugno 1907, mentre gli esuli a Kuokkala continuavano a sentirsi al sicuro e a svolgere tranquillamente il loro lavoro, arrivò improvvisa la notizia che Stolypin aveva attuato un colpo di stato costituzionale a nome dello Zar ed aveva sciolto la seconda Duma. La legge elettorale per la formazione ella terza Duma veniva cambiata concedendo alla nobiltà terriera più seggi e maggior influenza.
L'Ohrana scatenò una campagna per catturare gli attivisti rivoluzionari e presto le ricerche portarono anche al granducato di Finlandia. Verso la fine di novembre i membri del Centro bolscevico furono informati che la polizia stava perquisendo la loro zona: Lenin partì immediatamente per Helsinki, Nadezda e i coniugi Bogdanov rimasero alcuni giorni per organizzare il trasferimento del Centro e distruggere i documenti compromettenti.
Lenin trovò alloggio in un appartamento procurato dai suoi compagni ad Olgbu, un villaggio presso Helsinki, ma presto fu evidente che, per evitare l'arresto, avrebbe dovuto trasferirsi all'estero. Decise di tentare la fuga a Stoccolma prima che la moglie lo avesse raggiunto.
Il viaggio in parte a piedi, in parte in carrozza, in parte su traghetti si svolse nella totale clandestinità ma permise a Lenin, con molta fortuna, di raggiungere la capitale svedese, dove si riunì con Nadezda, e da lì recarsi a Berlino e poi a Ginevra.
I coniugi Ul'janov rimasero in Svizzera alcuni mesi alloggiando prima in Rue des Deux Ponts 17, poi in Rue des Maraichers 61.
Nei tre anni successivi Lenin visitò altre molte città europee, partecipando a riunioni ed incontri: fu a Berna, Bruxelles, Copenaghen, Lipsia, Liegi, Lucerna, Nizza, Napoli, Stoccarda e Zurigo.
Nell'aprile 1908 accettò l'invito di Maksim Gorki a trascorrere una vacanza nella sua villa di Capri insieme a Bogdanov. I due esponenti bolscevichi, divenuti rivali politici, si sforzarono di andare d'accordo e trascorsero cordialmente una settimana giocando a scacchi ed evitando di parlare di lavoro.
Per completare il libro Materialismo ed empiriocriticismo, Lenin dovette recarsi per un mese a Londra al fine di approfondire le sue ricerche. Risiedette a Tavistock Place 21, nel quartiere di Bloomsbury. L'opera fu una difesa del materialismo storico di Marx ed Engels e un attacco al pensiero dei discepoli russi del filosofo austriaco Ernest Mach (1838-1916).
Dal febbraio 1908 egli diresse il giornale clandestino Social-demokrat. Nel dicembre 1908 il Centro bolscevico stabilì di spostarsi a Parigi ed anche gli Ul'janov partirono per la Francia ove rimasero per quattro anni. La capitale francese non fu mai amata dal leader bolscevico che la descriveva come "un buco orribile" ma lì conobbe la rivoluzionaria franco-russa Inessa Armand, con cui intrecciò una lunga relazione sentimentale.
Sempre a Parigi, tra il 15 gennaio e il 5 febbraio 1910, si svolse la riunione plenaria del Comitato centrale del POSDR, con l'intento di ristabilire l'unità all'interno del partito ma Lenin contrastò ogni tentativo di riconciliazione.
In estate si recò a Copenhagen per partecipare ai lavori dell'ottavo congresso dell'Internazionale socialista e fece in modo di trascorrere dieci giorni con la madre a Stoccolma: fu il loro ultimo incontro.
Nel 1911 egli organizzò a Longjuneau (venti chilometri a sud di Parigi) una scuola di partito ove prese parte ad una cinquantina di conferenze. Gli Ul'janov presero in affitto un appartamento al 140 di Grande Rue. Intanto in Russia Stolypin, che aveva varato una riforma agraria con la quale mirava allo smembramento delle comunità rurali nel tentativo di creare una classe di contadini indipendenti, morì vittima di un attentato.
Il 28 maggio si riunì nella capitale francese il comitato centrale del POSDR che stabilì la formazione di tre nuovi organismi: la Commissione organizzativa estera, la Commissione organizzativa russa e la Commissione tecnica. Alle prime due fu affidato il compito di convocare una conferenza di partito.
I bolscevichi a dicembre tennero una riunione (formalmente di tutto il partito) nella quale stabilirono di sostituire alla Commissione organizzativa estera un Comitato per l'organizzazione all'estero, incaricato di tenere una conferenza di partito.
Lenin affidò al seguace Sergo Ordzonikidze il compito di organizzare l'evento. Costui, che si era messo in luce per aver presentato un ultimatum alla Commissione estera imponendole di sottomettersi a quella russa, tenne sotto controllo i lavori della conferenza che si svolse a Praga (nella Casa dei lavoratori in via Hybernska) nel 1912. Il V congresso del POSDR, a causa anche delle difficoltà a raggiungere la capitale ceca dalla Russia e dalla Francia, vide i bolscevichi affermarsi come la fazione più grande.
Lenin ottenne molte delle cose a cui mirava: il comitato centrale divenne a maggioranza bolscevica, si stabilì che solo due dei sette membri del comitato potessero essere emigrati (Lenin e Zinov'ev), fu decretato che il partito entrasse a far parte della Duma e nelle altre associazioni legali, inoltre i membri del Comitato vennero divisi in un Ufficio russo e in un Ufficio estero.
La spaccatura con i menscevichi divenne insanabile e determinò l'espulsione di quest'ultimi da quello che assunse il nome di Partito operaio socialdemocratico russo (bolscevico). Alla fine del congresso Vladimir tornò a Parigi rafforzato nella sua reputazione negli ambienti socialisti delle colonie russe.
Il 22 aprile 1912 uscì il primo numero del giornale Pravda (Verità). Lenin decise di avvicinarsi alla Russia per seguire meglio la situazione politica del suo paese e per promuovere la partecipazione dei bolscevichi alle elezioni della nuova Duma. Dopo un'attenta ricerca del posto più adatto da parte della moglie Nadezda, la scelta ricadde sulla Galizia, la parte di Polonia governata dall'Austria, in particolare su Cracovia. La città godeva di un regolare servizio di treni e di un efficente rete postale.
Gli Ul'janov insieme a Zinov'ev, sua moglie e suo figlio Stepan lasciarono la Francia il 4 giugno.
In quel periodo cessò la relazione che legava Inessa Armand a Lenin per volere di quest'ultimo, forse per uscire dalle complicazioni sentimentali derivanti da tale rapporto.
Cracovia piacque molto a Vladimir anche per gli usi e i costumi degli abitanti così simili a quelli russi; nella città sulla Vistola era presente un'università che possedeva una buona biblioteca, mentre nei caffè e nei circoli culturali si svolgevano vivaci incontri intellettuali.
Lenin e sua moglie avevano affittato un appartamento in via Zwierzyniecka 218, nel quale ospitarono spesso dei visitatori che giungevano dalla Russia.
Dal novembre 1912 alla fine dell'anno successivo il Comitato centrale si riunì in Galizia per sette volte, Lenin fece il possibile per ribadire la sua influenza sulla fazione bolscevica e sui sei deputati bolscevichi eletti alla quarta Duma di stato. Avere dei rappresentati nell'istituzione permise alla fazione di acquisire una visibilità pubblica notevole nella politica russa.
Tuttavia Lenin fu intransigente sul ribadire la necessità che i deputati bolscevichi costituissero nella Duma una corrente distinta dai sette deputati menscevichi; nel novembre 1913 le sue argomentazioni furono accolte all'interno della fazione e quella bolscevica, fino allora congiunta nella Duma a quella menscevica, divenne un partito indipendente.
Il periodo trascorso in Polonia non fu privo di difficoltà organizzative, l'Ohrana grazie ad una rete di agenti infiltrati (tra i quali Roman Malinovskij, membro rispettato del Comitato centrale bolscevico, e Miron Cernomazov, editorialista della Pravda) era a conoscenza dei piani segreti dell'organizzazione che portarono all'arresto di tanti rivoluzionari scomodi e di tanti redattori della Pravda (tra cui Stalin e Sverdlov).
Vladimir e Nadezda lasciarono Cracovia a metà del 1913 per rifugiarsi in un luogo più isolato: presero alloggio in una grande casa di legno a Bialy Dunajec, una tranquilla località di campagna nei pressi di Zakopane.
Il soggiorno in quella zona fu presto segnato dall'aggravarsi delle condizioni fisiche di Nadezda che da tempo soffriva di problemi alla tiroide. Suo marito la convinse a sottoporsi ad un intervento chirurgico che fu eseguito a Berna dal professor Theodor Kocher (premio nobel per la medicina nel 1909). L'operazione riuscì perfettamente e Nadja si rimise in fretta.
Intanto la scena politica venne turbata dalle accuse pubbliche a Roman Malinovskij di far parte della polizia segreta: costui, che faceva parte sia della Duma sia del Comitato centrale bolscevico ed era in quel momento il bolscevico più famoso che operasse in Russia, non resse più il peso del doppio gioco e abbandonò di nascosto San Pietroburgo per rifugiarsi in Galizia. Questo scandalo provocò lo sbando del gruppo dei deputati bolscevichi e Lenin si sentì in dovere di costituire una commissione di inchiesta del Comitato centrale.
Nel 1914, in seguito ad aspri contrasti diplomatici tra stati europei e all'omicidio dell'arciduca austriaco Francesco Ferdinando a Sarajevo, l'Europa fu travolta dallo scoppio della Prima guerra mondiale. In Agosto la Germania, alleata all'Austria-Ungheria e all'impero ottomano, dichiarò guerra alla Russia che aveva appoggiato la Serbia. L'Inghilterra e la Francia si schierarono dalla parte di Nicola II.
In tutti i paesi molti partiti politici condannarono le iniziative belliche dei rispettivi governanti ma questi ultimi non se ne preoccuparono, convinti di poter evitare un conflitto militare generalizzato. Lenin che risiedeva ancora in Galizia vide crescere l'ostilità verso di lui da parte dei locali i quali, sebbene conoscessero il suo impegno antizarista, cominciarono a sospettare di tutti gli emigrati russi. Di contro, se la regione fosse stata conquistata dall'esercito zarista, egli sarebbe certamente stato arrestato come traditore.
Quando il panico della guerra dilagò la autorità polacche scatenarono una serie di perquisizioni a tappeto in tutte le città e i villaggi. Anche Lenin fu fermato e sottoposto a lunghi interrogatori.
L'8 agosto fu rinchiuso nella cella numero 5 della prigione di Nowy Targ. I suoi compagni di partito e sua moglie fecero tutto il possibile per liberare Vladimir ed ottennero il suo rilascio il 19 agosto.
Rientrati a Bialy Dunajec, partirono per Cracovia il 26 agosto ove ottennero i documenti per proseguire per Vienna e successivamente giungere a Berna (3 settembre).
Gli Ul'janov occuparono un appartamento al numero 11a di Donnerbuhlweg. L'umore di Lenin era stato sconvolto dall'aver appreso che il partito socialdemocratico tedesco aveva votato a favore dei crediti di guerra al proprio governo, tradendo così la risoluzione votata a Stoccarda durante il congresso della Seconda Internazionale.
Lenin pubblicò l'opuscolo I compiti della socialdemocrazia rivoluzionaria nella guerra europea nel quale giudicò positiva un'eventuale disfatta del proprio paese in una guerra giudicata "borghese, imperialista, dinastica", e sostenne l'importanza che i socialisti di tutti i paesi auspicassero la sconfitta dei rispettivi governi.
Nel maggio 1915 morì a Berna la madre di Nadja, Elizaveta Vasil'evna, una delle poche donne a cui Vladimir era devoto. Il 14 luglio dell'anno seguente, all'età di ottantuno anni, si spense anche Marija Aleksandrovna, la madre di Lenin. La notizia naturalmente sconvolse gli Ul'janov. Vladimir, che non potè nemmeno accompagnare il feretro nel cimitero luterano di Volkovo, a Pietroburgo, perse uno dei maggiori sostegni a cui appoggiarsi nei momenti di difficoltà.
In quegli anni egli dovette affrontare ancora la relazione (ormai divenuta solo collaborativa) con Inessa Armand che strinse amicizia anche con Nadja. Quest'ultima era a conoscenza del legame sentimentale che aveva unito il marito a Inessa ma seppe tenere unita la famiglia ed accogliere Inessa come una fidata compagna di partito. Inessa aiutò più volte gli Ul'janov ad organizzare i loro spostamenti da una nazione all'altra e convisse con loro alcuni periodi, condividendo, ad esempio, l'abitudine a lunghe passeggiate in montagna.
Mentre Lenin continuava a battersi per sostenere la sua idea di "guerra civile europea" contro i governi capitalisti, trovando pochi sostenitori disposti a rimanere al suo fianco, i bolscevichi erano stati dichiarati acerrimi nemici della dinastia zarista e sottoposti a continui rastrellamenti: vennero arrestati i deputati della Duma, i loro consiglieri (tra cui Kamenev) e gruppi di attivisti, e i giornali legali vennero chiusi.
Quando nel 1915 nelle grandi città industriali scoppiarono degli scioperi organizzati da militanti bolscevichi, le autorità repressero subito le iniziative confinando in Siberia gli attivisti del movimento. L'Ufficio russo potè essere ricostituito nel settembre 1915 sotto la guida di Aleksandr Sljapnikov.
Lo sfoltimento della fazione bolscevica tuttavia permise a Lenin e Zinov'ev, che comunicavano dall'estero attraverso la pubblicazione del giornale Social-demokrat, di elaborare le loro direttive senza incontrare l'opposizione interna di altri dirigenti del partito. Con l'aiuto di due giovani scritori russi, Nikolaj Buharin e Georgy Pjatakov, fondarono inoltre un giornale marxista in Svizzera, a Baugy-sur-Clarens.
Per fare economia a causa della guerra gli Ul'janov, che non potevano più contare sull'aiuto di Marija Aleksandrovna, ridussero il proprio tenore di vita e si trasferirono in un alloggio al 14 di Spiegelgase a Zurigo. Nei suoi taccuini Lenin iniziò ad elaborare delle tesi strategiche per favorire i tempi della rivoluzione e ad immaginare che forme avrebbe dovuto assumere un governo socialista. Tra i giovani marxisti Nikolaj Buharin fu il più brillante ad analizzare gli ostacoli che avrebbe trovato un nuovo regime socialista e le sue concezioni colpirono Lenin. Egli propose la necessità della distruzione dello stato capitalista (mentre la maggioranza dei socialisti erano per la riforma delle istituzioni) in quanto il suo potere, straordinariamente aumentato, era in grado di controllare la politica, la società e l'economia.
Lenin inizialmente criticò la posizione del giovane scrittore, ma successivamente cambiò parere giungendo alle stesse conclusioni che Buharin aveva individuato e che evidenziavano inoltre l'errore fondamentale di Karl Kautsky. Vladimir si spinse a spiegare anche il modo nel quale si sarebbe formato il governo socialista sviluppando l'idea che si sarebbero potuti utilizzare i soviet dei lavoratori.
Su invito di Robert Grimm, Lenin partecipò alle due conferenze di socialisti contrari alla guerra svoltesi la prima a Zimmerwald nel settembre 1915, la seconda a Kiental nell'aprile 1916, elaborando le argomentazioni delle sue tesi politiche. Le sue ricerche sull'economia portarono alla stesura dell'opera L'imperialismo, fase suprema del capitalismo la cui pubblicazione, curata dalla sorella Anna e programmata a Pietrogrado per il 1917, fu impedita dallo scoppio dei moti rivoluzionari di Febbraio.
Alle due conferenze svizzere non parteciparono molti esponenti del socialismo europeo, tra cui Haase e Kautsky, quest'ultimo considerato da Lenin l'incarnazione del tradimento politico. Il leader bolscevico, sebbene rappresentasse una fazione politica esigua, potè affermare la sua influenza sul movimento marxista come eminente statista ed esponente della Seconda Internazionale. I suoi scritti prolifici lo avevano reso un giornalista noto negli ambienti rivoluzionari e negli uffici dell'Ohrana. Il suo nome compariva già in alcune enciclopedie russe.
Nel settembre 1916 su suggerimento del monaco Gregorj Rasputin venne nominato alla guida del governo il conte Sturmer, rappresentante di quella parte dell'aristocrazia che riteneva indispensabile una pace separata con gli Imperi centrali, per evitare che la prosecuzione della guerra dissolvesse l’ordine sociale esistente. Due mesi più tardi la carica di capo del governo fu affidata, sempre su consiglio di Rasputin, a Trepov.
Rasputin, grazie alla sua fama di taumaturgo, era entrato a corte per curare il figlio dello zar, affetto da emofilia. Il grande ascendente che ben presto acquistò su Nicola II e, soprattutto, sulla zarina Alessandra, gli permise di intervenire più volte negli affari di stato.
Nel dicembre il monaco, divenuto il simbolo del discredito della famiglia imperiale, venne assassinato da una congiura di palazzo. L'evento produsse un'ulteriore destabilizzazione della monarchia che si dimostrò in quel periodo ancor più incapace di fronteggiare la situazione economica e sociale di quell'inverno russo che causò centinaia di morti per fame e freddo.