Vita di Lenin

La fine

Lenin a Gorki nel 1922
Agli inizi del 1921 cominciarono ad apparire i primi sintomi dell'arteriosclerosi di Lenin che i medici attribuirono all'eccessivo lavoro e alle conseguenze dell'attentato di cui era stato vittima nell'agosto 1918. Verso la fine del 1921 egli appariva già gravemente debilitato e fu costretto a rinunciare all'attività pubblica per diverse settimane. Nell'aprile 1922 gli venne estratta una delle due pallottole con cui era stato colpito dalla terrorista Fanni Kaplan.
Il primo attacco di emiplegia lo colpì il 25 maggio 1922; su consiglio dei medici Lenin si trasferì in una casa di cura a Gorkij, nelle vicinanze di Mosca, da dove continuò a seguire gli sviluppi dello Stato sovietico.
Tornato a Mosca il 2 ottobre, riprese in parte le sue attività, fissando appuntamenti, presiedendo 32 sedute del Politburo, del Sovnarkom e di altre commisioni.
Il 13 novembre fece la sua ultima apparizione al Quarto congresso dell'Internazionale comunista. Il 20 novembre lesse la sua ultima relazione al Soviet di Mosca.
Il 13 dicembre venne colpito da due trombosi celebrali.
Nei giorni seguenti, pur immobilizzato a letto effettuò diverse conversazioni telefoniche, ricevette i suoi collaboratori, preparò l'intervento per il X congresso dei soviet, scrisse alcune note sulla questione del commercio estero (nella quale entrò in forte contrasto con Stalin, che sosteneva le tesi di Bucharin, Sokolnikov, Frumkin e altri, favorevoli ad una attenuazione del regime di monopolio) e sulla distribuzione dei compiti fra i sostituti del suo ruolo istituzionale. Avviò un'indagine sullo stoccaggio della raccolta del grano, e si tenne informato sulle novità in materia di sicurezza sociale, del censimento della popolazione e di altre questioni.
Nella notte dal 15 al 16 dicembre il suo stato di salute si aggravò seriamente. Il mattino del 16, Lenin dettò una lettera alla moglie per far sapere a Stalin che la malattia gli avrebbe impedito d'intervenire al X congresso. Nonostante i medici lo avessero consigliato di trasferirsi di nuovo a Gorkij, egli decise di restare a Mosca. Il 18 dicembre si riunì il plenum del Comitato Centrale che decise di comunicare a Lenin, con l'assenso dei medici, il testo delle risoluzioni adottate.
Il plenum inoltre investì Stalin, divenuto segretario generale del partito, della responsabilità del controllo della terapia prescritta a Lenin dai medici.
Da questo momento le visite vennero vietate e fu proibito alle persone che assistevano Lenin (la moglie, la sorella, alcune segretarie e il personale medico) di trasmettergli qualsiasi lettera o di informarlo dei correnti affari di Stato, ufficialmente per evitargli ogni preoccupazione, nei fatti per impedirgli di interferire nella vita politica.
Il 21 dicembre Lenin dettò alla moglie una lettera indirizzata a Trotsky, in cui si dichiarava soddisfatto della decisione del plenum circa la conferma dell'intangibilità del monopolio del commercio estero e suggeriva di porre al congresso del partito la questione del consolidamento di tale commercio e delle misure da prendere per migliorarne l'efficienza.
Avendo saputo di questa lettera, Stalin rimproverò bruscamente Nadezda Krupskaja per aver trasgredito l'ordine di riposo assoluto impartito dai medici. Il 23 dicembre Nadezda scrisse a Kamenev, vice-presidente del consiglio dei commissari del popolo:
"Stalin s'è permesso ieri un attacco assai rozzo nei miei riguardi, sotto il pretesto che avevo autorizzato Ilich a dettarmi una breve lettera -ciò che io ho fatto col consenso dei medici. Non è da oggi che sono membra del partito, ma in 30 anni non avevo mai sentito nulla di simile. Gli interessi del partito e dello stesso Ilich mi stanno a cuore tanto quanto a Stalin. So bene ciò di cui si può o non si può parlare con Ilich, poiché so che cosa lo preoccupa, lo so meglio di qualunque medico, in tutti i casi meglio di Stalin... Non sono di marmo e i miei nervi sono al limite".
La Krupskaja non riferì niente dell'incidente al marito.
Lenin nell'estate 1923 Lenin che non poteva più scrivere, avendo il braccio e la gamba destri paralizzati, sotto la minaccia di rifiutare categoricamente ogni cura, ottenne il permesso dai medici di dettare alla sua stenografa, Maria Volodicheva, per alcuni minuti al giorno. E' di questo periodo la famosa Lettera al congresso (del partito bolscevico-russo), più conosciuta come Testamento, in cui, oltre a tracciare un profilo delle personalità più eminenti del partito, presagiva la pericolosità di Stalin e proponeva la sua rimozione dalla carica di Segretario generale.
Il 2 gennaio 1923 Lenin dettò un articolo intitolato , nel quale veniva trattata la cultura sotto il comunismo. Tra il 4 e il 6 gennaio venne dettato l'articolo Sulla cooperazione ed il 16-17 dello stesso mese una recensione ad un libro di Sukhanov sulle rivoluzioni russe del 1917. Il 2 marzo completò l'articolo Meglio meno, ma meglio, sulla riorganizzazione del governo sovietico.
Il 5 marzo venne a conoscenza dell'incidente avvenuto fra Stalin e Nadezda e si affrettò subito a dettare una durissima lettera per il segretario generale del partito:
"Compagno Stalin,
voi avete avuto l'impudenza di chiamare mia moglie al telefono per insultarla. Benché essa vi abbia promesso di dimenticare l'incidente, il fatto tuttavia, per mezzo di lei, è venuto a conoscenza di Zinoviev e Kamenev. Io non ho intenzione di dimenticare così facilmente ciò che è stato fatto contro di me: va da sé infatti che quanto viene fatto contro mia moglie è come se fosse fatto contro di me. Ecco perché vi chiedo di farmi sapere se siete disposto a ritirare ciò che avete detto e a scusarvi, o se invece preferite interrompere le relazioni tra noi.
Con i miei rispetti, Lenin".
Stando a una lettera della sorella di Lenin, Maria Ulianova, Stalin presentò le sue scuse.
Il 9 marzo 1923 Lenin subì il secondo e più forte attacco della malattia che lo rese fortemente invalido. Un'edizione straordinaria della Pravda diffuse la notizia dell'aggravarsi dello stato di salute del leader bolscevico. Vennero fatti arrivare medici specialisti dall'estero. Lenin fu trasferito in ambulanza alla casa di riposo governativa di Gorkij il 12 maggio.
In maniera inaspettata Vladimir migliorò. All'inizio di agosto cominciò ad alzarsi con l'aiuto di un bastone ed a fare esercizi per riprendere l'uso della parola.
Stupendo tutti, il 19 ottobre 1923 riuscì a farsi accompagnare a Mosca per l'ultima volta. Visitò brevemente il suo appartamento ed il suo studio al Cremlino, poi fece una sosta alla mostra permanente del macchinario agricolo ed a sera rientrò a Gorkij.
In quel periodo la Russia divenne l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).
Lenin ebbe l'ultimo violento attacco della malattia la mattina di lunedì 21 gennaio 1924. Si spense alle 18.50 di quello stesso giorno, all'età di 54 anni. L'unico dirigente del partito presente in quel momento accanto al leader bolscevico, oltre a sua moglie, fu Bukharin.
La comunicazione della morte fu data alla rappresentanza della Repubblica dei soviet dal commissario del popolo per gli Affari esteri, Gregory Chicherin. L'annuncio ufficiale fu letto da Mikhail Kalinin al Congresso panrusso dei soviet.
L'atto di morte fu firmato dai professori Ferster, Abrikosov, Bukanov, Gertie e dai dottori Rosanov, Elistrdov, Obukh, Keisseret e dal commissario sanitario Semashko.
La salma di Lenin


Il mausoleo di Lenin

Lenin ricevette l'ultimo saluto il 27 gennaio 1924, sei giorni dopo la sua morte. La salma fu trasferita in treno da Gorkij a Mosca il 23 gennaio e fu esposta nella Sala delle Colonne della Casa dei Sindacati, dove la folla sfilò ininterrottamente per cinque giorni, sfidando il freddo particolarmente pungente di quell'inverno russo.
La folla rende l'ultimo saluto Lenin a Mosca Nella mattinata del 23 gennaio, il professor Ivanovich Alexei Abrikossov, patologo ed anatomista, si occupò del corpo di Lenin per mantenerlo intatto fino alla sepoltura. Nella notte dello stesso giorno fu assegnato all'architetto Aleksey Shchusev il compito di completare entro tre giorni una tomba per accogliere tutti coloro che avrebbero voluto rendere omaggio al leader bolscevico. I soldati dell'Armata Rossa furono incaricati di scavare con l'esplosivo una cavità nel terreno gelato.
Sabato 26 gennaio si svolse la cerimonia celebrativa nel Grande Teatro di Mosca, nel corso della quale presero la parola tra gli altri Nadezda Krupskaja, Kalinin, Stalin e numerosi rappresentanti degli intellettuali, degli operai e dei contadini.
Il 27 gennaio a Mosca e nel resto della Russia tutte le attività cessarono. Le celebrazioni ebbero inizio alle nove del mattino. Mentre il feretro percorreva la Piazza Rossa una folla enorme intonò l'Internazionale. Salve di artiglieria, sirene di fabbriche, di locomotive e di navi riecheggiarono per ore mentre la popolazione ininterrottamente continuava a passare davanti al capo della rivoluzione. Anche in Cina l'avvenimento fu commemorato per iniziativa di Sun Yat-sen con tre giornate di lutto nazionale.
Alle quattro pomeridiane il corpo fu calato in una cripta in legno, ultimata da Shchusev, di fronte alle mura del Cremlino.
Nonostante la volontà di Lenin di essere sepolto accanto a sua madre ed alle insistenti esortazioni della moglie (pubblicate sulla Pravda il 29 gennaio 1924) ad onorare la memoria di Vladimir Ilich non con monumenti ma seguendo i suoi precetti, i dirigenti bolscevichi decisero che il corpo di Lenin doveva essere mantenuto imbalsamato in un mausoleo sulla Piazza Rossa a Mosca. L'anatomista ucraino Vladimir Vorobiov ed il chimico Boris Zbarskij, a capo di un gruppo di specialisti, procedettero all'imbalsamazione utilizzando una tecnica che non è stata mai completamente svelata.
In un mese e mezzo più di 100.000 persone visitarono la tomba. Ad agosto il Politburo decise di sostituire la tomba edificata da Shchusev con una più grande. L'architetto Konstantin Melnikov progettò il nuovo sarcofago.
La città natale di Lenin, Simbirsk, venne chiamata in sua memoria Uljanovsk, e Pietrogrado (l'antica Pietroburgo) prese il nome di Leningrado. Fu fondato l'Istituto Lenin con il compito di raccogliere tutti gli scritti e le testimonianze del leader bolscevico; tra i primi materiali affidati all'istituto a scopo di ricerca fu il cervello di Lenin.
I bolscevichi portano il feretro di Lenin durante le celebrazioni funebri Il secondo mausoleo venne costruito in legno sempre su progetto di Shchusev e nel 1929 cominciò la costruzione del definitivo mausoleo in marmo. Il progetto finale fu elaborato dagli architetti Aleksey Shchusev, I. Frantsuz A., e G. K. Yakovlev, i quali utilizzarono porfido, granito e labradorite. La costruzione fu ultimata nell'ottobre 1930.
Il corpo di Lenin fu rimosso nel mese di ottobre 1941 e trasferito a Tyumen, nella Siberia occidentale, quando Mosca fu in pericolo di cadere nelle mani delle truppe naziste. Dopo la guerra, fu riportato nella capitale e la tomba riaperta. Il sarcofago, fino a quel momento di forma conica, fu sostituito con un coperchio di vetro a foggia di trapezio rovesciato che aveva il vantaggio di eliminare i riflessi dei vetri. Anche l'illuminazione fu notevolmente migliorata.
Nel 1973 lo scultore Nikolai Tomsky progettò il sarcofago definitivo.
Lenin, racchiuso in una bara di vetro divenne oggetto di una venerazione quasi religiosa per milioni di persone per tre quarti di secolo. Il Partito proclamava con fierezza: "La tomba di Lenin è la culla della rivoluzione" e, facendosi interprete della volontà della classe operaia, affermava: "Quando dubiteremo della rivoluzione o saremo sul punto di ingannarci, ci sarà sufficiente andare a contemplare Lenin, e lui ci rimetterà sulla dritta via".
Stalin condivise il mausoleo per alcuni anni(1953-1961), la sua salma venne rimossa quando i crimini del dittatore georgiano furono messi sotto processo. La risoluzione del XXII Congresso del Pcus affermò: "Il Mausoleo sulla Piazza Rossa fu eretto per perpetuare la memoria di Lenin, l'immortale fondatore del partito comunista, capo e maestro della classe operaia di tutto il mondo. L'ulteriore presenza nel Mausoleo del sarcofago con la salma di Stalin sara' considerata incompatibile a causa delle gravi violazioni commesse da Stalin nei confronti dei percetti di Lenin."
Il destino di Lenin, che in vita aveva esercitato il potere per un tempo breve (dal 1917 al 1923) si rivelò sorprendente dopo la sua morte. La sua figura carismatica sopravvisse ai decenni mentre nel mondo cadevano i miti delle utopie totalitarie del XX secolo e con loro i tiranni che le incarnavano.

Il primo mausoleo di Lenin (1924) Il secondo mausoleo di Lenin in legno (esistette per cinque anni) Il terzo e definitivo mausoleo di Lenin



Il sarcofago di Lenin all'interno del mausoleo