Vita di Lenin

La giovinezza

il giovane Lenin (a sinistra) insieme alla sorella Olga nel 1874
La sorella maggiore di Lenin, Anna, raccontò nelle sue memorie che Vladimir (soprannominato affettuosamente in famiglia Volodja) era un bambino vivace e allegro, che amava correre e fare dispetti.
Tra la primogenita della famiglia e l'ultima nata interrcorrevano quattordici anni, così si crearono coppie affiatate tra i primi due (Anna e Aleksandr), i secondi (Vladimir e Olga) e gli ultimi (Dmitry e Marija). Volodja e Olga divennero ottimi compagno di giochi, probabilmente poichè quest'ultima era di carattere dolce e sapeva assecondare la vivacità del fratello. Assieme trascorrevano ore a leggere libri o a suonare il pianoforte a quattro mani.
A cinque anni Vladimir imparò a leggere, poi prese lezioni da un insegnante che lo preparò privatamente per l'esame di ammissione al ginnasio-liceo classico di Simbirsk, dove entrò a nove anni e mezzo (autunno 1879). All'epoca andare a scuola per la prima volta così tardi non costituiva nulla di insolito; i genitori gli avevano impartito lezioni e insegnanti locali venivano regolarmente a casa. Lo studio era considerato in famiglia un compito al quale bisognava dedicarsi con tutte le forze, ciò probabilmente derivava anche dall'impegno professionale di Ilja che propagandava di continuo discorsi nelle scuole sulla necessità dell'istruzione.
Vladimir al ginnasio ottenne ottimi risultati con poca fatica: fu sempre il primo della classe ed ebbe subito coscienza della sua superiorità intellettuale rispetto ai coetanei. Nell'ultimo anno ebbe la media del 4 (il massimo era 5) in dieci delle undici materie studiate. Il rendimento scolastico di Volodja fu fonte di orgoglio per tutta la famiglia.
La scuola in Russia era di otto anni ed iniziava con materie come la lingua russa, la calligrafia, la matematica, le scienze, la religione, a queste si aggiungevano, negli anni successivi, il latino, il greco, il francese, la storia, la fisica, la geografia. Le autorità preposte all'Istruzione incoraggiavano lo studio delle materie classiche, ritenute formative e promotrici dello sviluppo dello spirito patriottico. Lo studio della letteratura russa veniva scoraggiato e le opere dei grandi autori del paese, come Puskin, Dostoevskij, Tolstoj e Gogol, erano considerate pericolose dalla censura di stato in quanto portatrici di idee sovversive.
Lo zar Alessandro II Per evitare che gli studenti entrassero in contatto con le idee rivoluzionarie, il governo stabilì che in nessun liceo russo si potessero insegnare le dottrine di Voltaire e Rousseau, favorendo nei programmi didattici lo studio della grammatica al posto della letteratura. Il metodo didattico di questo sistema scolastico risultava sgradito alla maggior parte degli studenti: la disciplina era opprimente (comprendeva punizioni corporali, segregazioni ed assegnazioni di compiti in dosi massicce) e l'insegnamento (fondato su un notevole impegno mnemonico) doveva inculcare negli studenti la devozione alla monarchia.
Volodja amava aiutare i suoi compagni, scriveva versioni di latino e greco per loro e spiegava i teoremi più complicati, ma si mostrava spesso presuntuoso e sfacciato, anche con gli insegnanti. Passato dal ginnasio al liceo, egli prese a dar lezione ad un Cuvas, cui era stato dato il nome russo di Okhotnikov, il quale, già insegnante ai ragazzi del suo gruppo etnico, avrebbe voluto iscriversi all'università ma aveva scarse conoscenze delle materie umanistiche.
Mentre per i nove mesi dell'anno scolastico Vladimir viveva soltanto per lo studio, durante i tre mesi estivi egli diventava un altro. La famiglia si trasferiva nella proprietà dei Blank a Kokuckino all'inizio dell'estate e godeva della tranquillità e del riposo della grande casa bianca che sorgeva sulle rive del fiume Usna, circondata da boschi incantevoli e sterminati campi di grano. I ragazzi potevano andare a caccia, oppure nuotare e andare in barca sul placido fiume. Nel tempo libero Ilja amava giocare con i suoi due figli maggiori, Aleksandr (detto Sasa) e Vladimir, a croquet e a scacchi, con una scacchiera da lui stesso intagliata.
Durante gli anni del ginnasio Sasa e Volodja non si interessarono mai di questioni politiche; i loro genitori erano entrambi liberali conservatori.
Vladimir fece degli studi brillanti nel liceo presieduto da un certo Fedor Kerenskij, padre di Aleksandr Fedorovic Kerenskij, una delle figure maggiori della futura rivoluzione di febbraio.
Il primo marzo 1881, lo zar Alessandro II° venne assassinato con una bomba in una strada centrale di San Pietroburgo dall'organizzazione terroristica Narodnaija Volia (Volontà del popolo); i membri del complotto furono arrestati e giustiziati mentre l'esecutore materiale, il polacco Ignacy Hryniewiecki perse la vita durante l'azione.
La famiglia Ul'ianov, che non si occupava di politica ma considerava il sovrano uno dei fautori delle riforme più importanti avvenute nel paese, rimase scolvolta da quel gesto e partecipò alla funzione di commemorazione del defunto nella cattedrale di Simbirsk (16 marzo).
la famiglia Ul'janov nel 1879, i genitori e da sinistra i figli Olga, Maria, Aleksandr, Dmitry, Anna, Vladimir
La tranquillità del giovane Vladimir venne sconvolta il 12 gennaio 1886: alle cinque del pomeriggio suo padre morì improvvisamente colpito, secondo diagnosi del dottor Legcer, da emorragia celebrale.
La madre assunse la conduzione della famiglia in prima persona e già dal 14 gennaio 1886 scrisse al ministero dell'Istruzione per chiedere che le venisse corrisposta la pensione del marito. Il funerale di Ilja si svolse il giorno seguente con rito ortodosso e richiamò insegnanti ed educatori dell'intera provincia, solo Sasa non fu presente poichè si trovava all'università di San Pietroburgo, dove studiava biologia. Perfino i gionali di Mosca e Pietroburgo riportarono la notizia dell'improvvisa scomparsa del Consigliere di stato, Ilja Nikolaievic Ul'janov, fondatore di quasi cinquecento scuole.
Dopo la morte del padre la famiglia Ul'janov potè contare per il suo mantenimento, oltre che sulla pensione alla vedova di duemilacinquecento rubli l'anno, su duemila rubli depositati alla banca municipale di Simbirsk, su seimila rubli derivati dalla vendita della casa di via Moskovskaja (nel 1889) e sulla quota appartenente a Marija Aleksandrovna della rendita proveniente dalla tenuta di Kokuskino.
Vladimir si trovò a dover assumere, all'età di sedici anni, il ruolo ricoperto fino allora dal padre all'interno della famiglia. Si occupò della gestione degli adempimenti burocratici della famiglia e dell'istruzione dei fratelli minori, pur senza tralasciare lo studio. L'estate successiva gli Ul'janov non si recarono a Kokuskino ma rimasero nella casa di via Moskovskaja, della quale diedero in affitto una parte. Lo zar Alessandro III
Intanto in Russia Alessandro III, che era succeduto al padre dopo il suo assassinio (1881), e aveva portato avanti una nuova politica di repressioni contro tutte le iniziative considerate sovversive.
Aleksandr si era avvicinato alla lettura di Marx e aveva stretto amicizia con un giovane nobile, Piotr Sevyrev, fondatore nella capitale russa di una nuova cellula dell'organizzazione rivoluzionaria Narodnaja Volja. Nel 1887 il gruppo, senza esperienza né disciplina, preparò un attentato contro l'imperatore, programmato per il 1 marzo 1887. Il complotto fu smascherato dal'Ohrana, la polizia segreta del governo, che intercettò una lettera dei cospiratori e, nel giro di pochi giorni, li arrestò tutti. I membri del gruppo furono trovati in possesso di tre bombe rudimentali (progettate dallo stesso Aleksandr) e due pistole browning. Nel gruppo c'era Sasa ma anche la sorella Anna venne fermata e, sebbene non fosse coinvolta, restò sotto il controllo della polizia fino al 1892.
Aleksandr Ul'janov venne rinchiuso nella fortezza di Schluesselburg; sua madre partì subito alla volta di Pietroburgo dove si diede subito da fare per salvare la vita al figlio intercedendo presso dei parenti che occupavano alte cariche. Ella chiese anche il permesso allo zar di incontrare il figlio, cosa che accadde il 30 marzo.
Delle settantacinque persone arrestate, solo quindici furono rinviate a giudizio, cinquanta furono rilasciate per mancanza di prove. Al processo, svoltosi a porte chiuse, il giovane tenne un lungo discorso in difesa delle proprie convinzioni e si rifiutò di ripudiare pubblicamente il suo gesto, rivendicando altresì le sue idee politiche.
Dei quindici imputati, cinque (tra cui Aleksandr) vennero condannati a morte, due all'ergastolo, e gli altri a periodi vari di esilio.
Marija Ul'janov portò a Sasa un libro di poesie di Heine quando andò a trovarlo per l'ultima volta e lo baciò per dirgli addio. La sentenza fu eseguita l'8 maggio 1887 nel cortile della fortezza mediante impiccaggione.
Il coinvolgimento di Aleksandr in un complotto terroristico gettò il disonore su tutta la rispettabile famiglia Ul'janov che da quel momento venne bandita dalla società aristocratica di Simbirsk, ma negli ambienti rivoluzionari Aleksandr divenne un eroe per saputo affrontare la condanna senza pentimento.
 Lenin nel 1887
Vladimir dimostrò indifferenza alla umiliazione procurata agli Ul'janov dal gesto di suo fratello. Egli, nel periodo del processo, continuò a preparare gli esami finali del liceo, la cui sessione iniziò il 5 maggio 1887 e durò circa un mese. La preparazione fu ottimale ed egli consegui il voto massimo (il cinque) in tutte le dieci materie d'esame, risultando il migliore degli esaminandi della sua classe, cosa per la quale ottenne la medaglia d'oro del liceo.
Marija Aleksandrovna decise di cambiare ambiente, vendere la casa in via Moskovskaja a Simbirsk e di trasferirsi a Kazan.
Non potendo ricevere il nullaosta per iscriversi all'università di Pietroburgo, sempre a causa delle passate attività del fratello, Volodja decise di iscriversi alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Kazan, ove aveva studiato Ilja Nikolaievic, suscitando non poca meraviglia tra i suoi conoscenti che lo avrebbero immaginato, per le sue spiccate capacità, più adatto ad una facoltà scientifica o filologica.
Il 4 dicembre 1887, durante il suo primo semestre, Vladimir partecipò ad una dimostrazione studentesca contro l'ispettore dell'università e venne arrestato insieme ad altri. Rimase in carcere pochi giorni, pur non avendo commesso nulla. Le autorità incontrarono non poche difficoltà per formulare dei capi d'accusa contro di lui: in verità Vladimir era colpevole solo di essere il fratello di Aleksandr. Egli fu espulso dall'università e costretto dalla polizia al confino nella tenuta di Kokuskino, dove anche la sorella maggiore Anna era stata esiliata.
Nel suo esilio Vladimir, che fino ad allora aveva amato la lettura sopratutto di romanzi, in modo particolare quelli di Turgenev, ebbe occasione di leggere moltissimo e conoscere le opere di Marx tradotte in russo (1888) e quelle di altri scrittori presenti nella biblioteca un tempo appartenuta allo zio materno. Sopratutto apprezzò Cernysevskij, autore del romanzo 'Che fare?', nemico dichiarato dell'autocrazia dei Romanov. Questo romanzo più di altri contribuì a far nascere in Lenin, che difendeva dalle critiche la reputazione dell'autore condannato per i propri ideali ai lavori forzati in Siberia, una concezione rivoluzionaria del mondo.
Nel villaggio di Kokuskino Vladimir trascorse il suo tempo facendo lunghe passeggiate per le campagne, entrando a stretto contatto con la popolazione contadina, inoltre aiutava Dimitrij e Maria a studiare e giocava a scacchi con Olga.
La scoperta di Marx lo aveva riempito di entusiasmo, come molti altri giovani in tutta la Russia. Tornato a Kazan alla fine del 1888, riprese gli studi ed entrò a far parte di uno dei circoli marxisti organizzati da N.E. Fedoseev in cui si studiava 'Il Capitale'.
Marija Aleksandrovna si convinse che anche Kazan non fosse più un posto consigliabile per vivere ed acquistò per settemilacinquecento rubli una tenuta ad Alakaievka, cinquanta chilometri a est di Samara, ove la famiglia si trasferì il 3 maggio 1889 e vi trascorse l'estate. Ma Vladimir non si adattò alla vita di agricoltore e sua madre si decise presto a prendere una casa in affitto a Samara, in via Voskresenkaja, ove la famiglia si spostò il 5 settembre 1889.
Aleksandr Ilich Ul'janov Olga Ilyinichna Ul'janov
L'8 maggio 1891 Olga, la sorella di Lenin che da piccola era stata sua inseparabile compagna di giochi, morì di tifo a Pietroburgo e fu sepolta, per volontà della madre, nel cimitero luterano di Volkovo.
Lenin si prepararò con accanimento per affrontare gli esami di giurisprudenza come candidato privato. Nel settembre 1891 sostenne con successo a Pietroburgo le due sessioni dell'esame di laurea, che prevedevano una prova scritta e tredici prove orali, ottenendo il massimo dei voti in tutte le materie: risultò primo su centoventiquattro studenti. Il 12 novembre il neolaureato tornò a Samara con l'abilitazione professionale per intraprendere la carriera di avvocato.
Il 30 gennaio 1892 iniziò a lavorare presso lo studio legale di Andrej Hardin, suo ex compagno di scacchi. Da quel momento Vladimir, sul quale l'attenzione della polizia andava attenuandosi, si riunì ai compagni del gruppo marxista di Samara fondato da Aleksej Skljarenko, e si dedicò alla propaganda del marxismo tra i giovani della città la cui tendenza politica era d'ispirazione populista. Durante la sua permanenza a Samara tradusse in russo il 'Manifesto del partito comunista '.
il giovane Lenin
In quegli anni la regione del Volga era stata afflitta da una terribile carestia che aveva favorito la diffusione di epidemie di colera e tifo tra i contadini poveri. Quattrocentomila persone perirono.
L'opinione pubblica si convinse che le conseguenze della carestia sarebbero state meno drammatiche se la pressione fiscale fosse stata meno pesante. Il regime zarista si dimostrò lento ed inefficente nella distribuzione di generi alimentari e nel coordinamento degli aiuti alle vittime, ciò non fece altro che fomentare il malcontento tra la popolazione.
Lo zar Nicola II Vladimir si convinse che la carestia fosse la conseguenza dell'industrializzazione capitalista e il prezzo spaventoso per il suo sviluppo fosse ricaduto interamente sulla popolazione rurale.
Il 31 agosto 1893 il giovane Lenin, all'età di ventitre anni, si trasferì da solo a Pietroburgo ed affittò una stanza in via Serghievskaia (che mantenne fino al 1895). Durante il viaggio sostò a Nizninovgorod dove prese contatti con i marxisti locali.
La capitale russa era in quel periodo un polo di attrazione per i giovani autori socialisti che pubblicavano testi innovativi di economia e di attualità sociale. Per crearsi un' occupazione al fine di celare la sua attività di rivoluzionario, Vladimir si impiegò nello studio legale di Mihail Volkenstejn ma la sua occupazione non andò oltre qualche sporadica consulenza.
Il suo primo articolo 'Nuove tendenze economiche nella vita contadina' apparve alla fine di quell'anno e interpretò i dati relativi alla popolazione contadina della Russia meridionale, raccolti dall'economista V.E. Postnikov, alla luce della teoria comunista. Pochi mesi dopo uscì la prima edizione dell'opera ' Che cosa sono gli amici del popolo e come lottano contro i socialdemocratici', forte critica alle concezioni dei populisti e affermazione del ruolo storico della classe operaia russa, in quanto forza dirigente della rivoluzione.
Egli entrò in contatto con un gruppo di marxisti che si riunivano a casa di Stepan Radcenko, e divenne noto con il nome di Nikolai Petrovic o, più spesso, col soprannome di Starik ("il vecchio"); nel febbraio 1894 in una di queste riunioni conobbe Nadezda Kostantinovna Krupskaja, sua futura moglie e fedele collaboratrice.
Nadezda, di qualche mese più grande di lui, era una giovane rivoluzionaria di origini nobili da parte di entrambi i genitori, che insegnava in una scuola per operai. I due ebbero occasione di frequentarsi nel corso dei numerosi incontri organizzati nei vivaci circoli politici della capitale.
In quello stesso anno, succedendo alla morte del padre, Nicola II divenne Zar di Russia.
Deludendo le speranze suscitate dalle grandi riforme inaugurate durante il regno di Alessandro II, il nuovo zar ristabilì il dominio incontrastato dell'autocrazia, cancellando ogni tentativo di progresso sociale.
Vladimir si dedicò all'organizzazione di una fitta rete di circoli di studio a Pietroburgo sul modello della vecchia Narodnaia Volia e scrisse contro i cosiddetti "marxisti legali", che pubblicavano i loro articoli su giornali consentiti dalla censura zarista, pubblicando il volume Il contenuto economico del populismo e la sua critica nel libro del signor Struve. Sebbene i "marxisti legali" contribuissero alla diffusione delle idee di Marx in Russia, la loro posizione era accusata di essere mistificatrice degli antagonismi di classe in quanto sostenitrice soltanto di una lotta per riforme graduali.