Il marxismo-leninismo
Lenin
Il termine marxismo emerse intorno al 1880 per indicare le varie designazioni del pensiero teoretico e politico di Karl Marx, quali il "socialismo scientifico", il "comunismo critico" e il "materialismo storico" (concezione che individuava l'elemento determinante della storia nella condizione materiale della vita).
Il materialismo storico sopratutto divenne l'elaborazione dell'elemento storico fondante le dottrine di Marx. I regolamenti dello stato e i vincoli legali, secondo il marxismo, non possono essere interpretati solo con l'evoluzione del genere umano, bisogna piuttosto individuare le condizioni reali di vita e di produzione dello stesso. La struttura della società va verificata nell'economia politica. Nella formazione delle proprie condizioni materiali, gli uomini realizzano un insieme di rapporti che diventarono la loro vera struttura sociale. La storia al di fuori delle ideologie, cioè da falsi sistemi di pensiero, non è che l'evoluzione di questi assetti economici. Gli altri aspetti della società non sono che una aggiunta subordinata.
Perciò i diversi periodi della storia umana sono intrinsecamente caratterizzati dai differenti livelli raggiunti dall'organizzazione della produzione. Marx classificò nella ricostruzione del passato una fase asiatica, una antica, una feudale e una borghese. Il passaggio da una fase all'altra si verificò per le contraddizioni insanabili che vennero a costituirsi all'interno delle varie forme di organizzazione produttiva. Attraverso i contrasti economici estremi a cui inevitabilmente avrebbe condotto la società borghese, si sarebbe giunti, secondo Marx, tramite un rovesciamento dialettico (una rivoluzione), a una fase della storia in cui si sarebbe concretizzato un sistema economico senza proprietà privata dei mezzi di produzione e quindi senza il conseguente sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Le dottrine marxiste ebbero diffusione grazie all'impegno di Engels in contemporanea con lo sviluppo del primo partito operaio di massa: il partito socialdemocratico tedesco.
Alla sua morte Marx aveva lasciato ancora insolute diverse questioni, come l'organizzazione del partito della classe operaia, il problema dello stato e la questione agraria. Tuttavia i principi essenziali vertevano sia sul concetto di lotta di classe, in qualità di stimolo della storia e insieme contrapposizione specifica interna al capitalismo, sia sull'analisi dell'organizzazione produttiva capitalistica, caratterizzata dalla separazione degli imprenditori dai mezzi di produzione, sia sulla teoria della classe operaia come ceto capace di fondere la propria emancipazione con quella dell'umanità in una nuova collettività priva di classi.
Il marxismo della Seconda Internazionale (1889-1914), caratterizzato dalla filosofia del progresso della storia, fu attraversato dalle polemiche tra marxisti "ortodossi", come Kautsky e Plechanov, e i "revisionisti". Karl Kautsky fu l'artefice della creazione di una scuola marxista proiettata alla conquista dell'egemonia ideologica nel partito tedesco. Sulla Neue Zeit sviluppò una concezione del marxismo come dottrina politica del partito del proletariato e insieme come scienza in generale e come socialismo scientifico in particolare. Per Kautsky si stabilisce il legame tra il darwinismo come scienza della natura e il marxismo, come scienza della società, caratterizzata dalla concezione materialistica della storia.
Nel corso della crisi revisionista all'inizio del '900, che vide Kautsky contrapporsi al revisionista Eduard Bernstein, il marxismo divenne una filosofia universale, ritenuto al tempo stesso metodo, visione del mondo e programma d'azione (Haupt). Il diffondersi delle idee di Marx nel movimento socialista consentì letture contrastanti e ne propose diverse versioni, dando origine a differenti ideologie.
Molte delle figure più eminenti del marxismo, come Hilferding, R.Luxemburg e Lenin, conclusero approfondite analisi socioeconomiche del loro periodo storico, che permisero di rigettare il revisionismo da posizioni rivoluzionarie. La Luxemburg sviluppò un'analisi del profitto capitalista in relazione al suo sviluppo non uniforme e alle sue conseguenze rivoluzionarie, ed elaborò una tesi di democrazia consiliare di stampo libertario. In Russia il marxismo venne alterato da elementi dalla tradizione populista e trovò sostegno nell'ortodossia di Georgij Plechanov.
Dopo la rivoluzione del 1905 emerse la figura dominante di Lenin che distinse nei revisionisti alcuni tratti specifici e condannò in filosofia il loro ritorno a posizioni kantiane, antimaterialistiche e antidialettiche dell'evoluzione, in economia l'interpretazione degli sviluppi monopolistici del capitalismo come attenuazione del conflitto di classe, in politica la scelta della strategia di perseguire riforme parlamentari in alleanza con la borghesia, da cui scaturiva una rinuncia al traguardo socialista.
Il marxismo di Lenin istituì una lunga egemonia sul movimento comunista, basandosi soprattutto sullo studio dell'imperialismo, sulla configurazione del capitalismo e della questione agraria, sul problema del partito, dando sempre risalto alla componente giacobina. Lenin dichiarò l'inevitabilità di trasformare la guerra imperialista in guerra civile e di promuovere la rivoluzione anche in un paese arretrato come la Russia. Il comunismo divenne l'obiettivo supremo della concreta trasformazione politica del proletariato internazionale, che per tal fine doveva organizzarsi.
Benché ritenesse necessario un periodo anche lungo di transizione socialista a livello mondiale, cui si sarebbe giunti dopo che in ciascun paese capitalista fosse stata imposta la dittatura del proletariato, Lenin valutava verosimile il raggiungimento di quella distruzione dello stato che gli anarchici volevano ottenere immediatamente, ma considerava primario lo scopo di utilizzare lo stato stesso per l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione e per sradicare l'individualismo.
La disfatta politica della Seconda internazionale ed la successiva affermazione della Rivoluzione d'ottobre indussero un tendenziale schieramento in favore o contro l'"opportunismo" socialdemocratico e il leninismo. Il marxismo-leninismo della Terza Internazionale produsse personalità che compirono sviluppi teorici importanti quali Trotsky e Bukharin in Russia, G. Lukacs in Ungheria, K. Korsch in Germania, e A. Gramsci in Italia. Gli avversatori del leninismo non furono solo i riformisti ma anche alcuni rivoluzionari come la Luxemburg ed i suoi seguaci che ritenevano le linee bolsceviche anacronistiche per la classe operaia occidentale. Dopo la morte di Lenin alcune delle sue teorie marxiste più significative, come quella dl partito rivoluzionario organizzato, quella dell'imperialismo come fase nuova dell'evoluzione capitalistica mondiale, quella della rivendicazione del materialismo e della dialettica, furono istituzionalizzate nel marxismo-leninismo.
La dottrina del marxismo-leninismo venne presentata come la concezione del mondo propria del PCUS e l'ideologia ufficiale dell'Unione Sovietica che dominò il periodo della Terza Internazionale, coronata dal materialismo dialettico (concezione del mondo secondo la quale una legge dialettica di sviluppo per incompatibilità e per opposti esiste nel mondo materiale prima che nel mondo della produzione o in quello della coscienza sociale). Le posizioni differenti dalle direttive staliniste, ad esempio quelle di Trotsky, vennero progressivamente emarginate sotto l'accusa di deviazionismo.
Mentre Lenin aveva indicato nell'ideale marxista la continuazione di precedenti correnti come il socialismo francese, l' economia politica inglese e la dialettica hegeliana , e non aveva accettato la contrapposizione tra cultura borghese e quella proletaria, Stalin adottò atteggiamenti fortemente riduttivi nei confronti della politica e dell'eredità culturale. Egli bloccò lo sviluppo della filosofia e delle scienze estranee al marxismo.
Dopo la vittoria di Stalin, il marxismo-leninismo venne acquistando i caratteri dottrinari dell'ideologia di un partito-stato, e divenne un formulario di parole d'ordine prive di ogni valore analitico. Il richiamo al marxismo-leninismo divenne un forte rimedio con cui il governo sovietico avversò ogni pensiero discordante e nel nome del quale rafforzò il proprio primato e il ruolo di conduzione del movimento comunista internazionale.