La nascita del leninismo
Lenin

L'opera di Lenin, L'imperialismo, fase suprema del capitalismo (1916), analizza attentamente ciò che accade in Europa tra il XIX e il XX secolo: la politica monopolistica delle maggiori nazioni capitaliste determinò la divisione del mondo in sfere d'influenza e scatenò il conflitto ispano-americano (1898), anglo-boero (1899-1902) e russo-giapponese (1904) per la redistribuzione delle colonie.
I blocchi imperialistici che si formarono al termine di queste guerre avrebbero costituito le alleanze che si sarebbero fronteggiate nella prima guerra mondiale.
L'economia russa, negli anni del primo novecento, era in forte espansione, trainata dai nuovi ritmi della grande produzione delle fabbriche e elle officine. Il progresso industriale tuttavia non coinvolgeva le imprese medie e piccole che sopravivevano grazie allo sfruttamento e alla mancanza di diritti degli operai. Stessa situazione si viveva nelle campagne, possedute quasi eslusivamente da grandi aziende che impoverivano enormemente la massa dei contadini (rappresentanti i 5/6 della popolazione).
La crisi derivata dalle guerre di inizio novecento produsse un'incremento della disoccupazione ed una crescita dei grandi monopoli. Tale situazione favorì la nascita, tra gli altri, di un movimento rivoluzionario di emancipazione di orientamento marxista.
Questo movimento trovò terreno fertile nel proletariato urbano, più sensibile allo sviluppo di una una coscienza di classe, e si propagò in seguito nel proletariato contadino. Proprio nell'ambiente dei circoli rivoluzionari Lenin iniziò a svolgere la sua attività propagandista, arrivando lui stesso ad unificare i gruppi marxisti di San Pietroburgo nell"Unione di lotta per l'emancipazione della classe operaia" (1895).
L'organizzazione fondata da Lenin ereditava le tesi del gruppo plechanoviano "Emancipazione del lavoro" del 1893, e mirava alla costituzione di un partito socialista operaio dedito alla fomentazione politica tra le masse lavoratrici.
L'Unione si diffuse nei principali centri industriali grazie all'organizzazione degli scioperi tra gli operai ma nel 1897 Lenin venne arrestato e confinato in Siberia fino al 1900.
Nel 1898 venne fondato a Minsk il Partito operaio socialdemocratico russo (Posdr), senza l'approvazione di un programma e di uno statuto.
Lenin dal suo esilio iniziò una battaglia polemica contro i marxisti-populisti e contro gli opportunisti. La socialdemocrazia russa si trovò divisa sulle diverse strategie da perseguire: alcuni intellettuali marxisti entrarono in conflitto ideologico tra loro. Si formò la cosidetta corrente del "marxismo legale" costituita dai "rivoluzionari solo a parole", in genere giornalisti che scrivevano sugli organi di stampa legali e proponevano un blando socialismo di moda. Questa corrente, tollerata dalla autorità zariste, svolse una funzione antipopulistica che fu ben vista dai rivoluzionari, ma in seguito i suoi appartenenti diventeranno per la maggior parte, dei "cadetti" (partito rappresentante della borghesia).
Molti dei componenti del Posdr vennero arrestati, altri furono perseguitati dal regime e ciò produsse una grande confusione organizzativa al punto che si scelse di abbandonare i metodi di lotta in favore di moderate rivendicazioni sindacali.
Nel 1899 Lenin (insieme ad altri 17 compagni) si scagliò contro l'"economicismo" con l'opera La Protesta dei socialdemocratici russi. La corrente economicista, che in Russia disponeva del giornale "Rabociaia Mysl" (Il pensiero operaio) e all'estero del "Raboceie Dielo" (La causa operaia) prevedeva la classe operaia al controllo dell'economia e la boghesia liberale preposta alle funzioni politiche.
Gli economicisti acquisirono seguito grazie alla diffusa consapevolezza della mancanza di condizioni sociali adatte allo scoppio di una rivoluzione e per la loro politica sobria, opposta a quella del terrorismo rivoluzionario.
Dalla Siberia Lenin ribadì la necessità della lotta al revisionismo, che voleva trasformare il partito operaio da rivoluzionario a riformista, e della creazione di un nuovo partito operaio clandestino. Il pericolo di trasformare le idee di Marx in dogmi doveva essere evitato facendo progredire il socialismo nell'attualità e salvaguardando i principi fondamentali dalla critica.
Scontata la pena Lenin non riuscì a ristabilire i contatti con i circoli marxisti della capitale a causa dei controlli della polizia zarista. Pertanto decise di espatriare con l'idea di poter fondare all'estero (cosa che sarebbe stata impossibile in Russia) un organo di stampa di "tendenza rigorosamente definita", che sarebbe divenuto la voce della socialdemocrazia russa. Il Posdr doveva essere riformato, facendo convergere in esso le frazioni che si erano allontanate dall'ortodossia marxista e tagliando i ponti con gli opportunisti.
Lenin riteneva che non potesse esserci un partito rivoluzionario senza una teoria chiara che portasse agli operai la consapevolezza della loro protesta. Il giornale Iskra (la scintilla) che Lenin fondò a Monaco con l'appoggio di Plechanov alla fine del 1900, sulle pagine del quale vennero chiamati a confrontarsi sia i marxisti che gli economicisti, avrebbe dovuto rappresentare la postazione dalla quale pianificare le future iniziative insurrezionali.
Il clima politico degli anni che seguirono fu caratterizzato in Russia dall'inasprirsi delle battaglie rivendicative del movimento operaio. Scioperi, dimostrazioni e tumulti si susseguirono fino a portare al blocco della produzione industriale (1905). In questa situazione l'Iskra si trovò a svolgere un compito non solo di propaganda ma anche di coordinamento delle forze rivoluzionarie del paese.
Gli agenti dell'Iskra introducevano il giornale clendestinamente in Russia, lo ristampavano e si occupavano della sua diffusione nei comitati locali: proprio l'efficenza di questi collegamenti costituì la forza dell'Iskra. Lenin, la cui linea aveva oramai acquisito un vasto seguito nei circoli dei marxisti russi, grazie anche alla popolarità del suo libro Che fare?, nel 1903 spinse per la convocazione del II° congresso del Posdr. La sua idea era quelle di far nascere un partito compatto di base operaia guidato da rivoluzionari di professione che avesse come scopo la realizzazione di una rivoluzione democratico-borghese prima e socialista poi.
Nel Che fare? Lenin radicalizzò lo scontro con l'economicismo per chiarire gli aspetti principali del dissenso con il marxismo. Strumentalizzando il diritto alla "libertà di critica" gli economicisti revisionarono le teorie di Marx sul socialismo scientifico e, respingendo l'idea di lotta di classe, proposero l'accettazione di principi meramente utopistici. Le diverse tendenze del socialismo avevano dato luogo ad attriti che erano divenuti di carattere internazionale.
Secondo Lenin si doveva rimediare alle posizioni rinunciatarie e alla confusione degli economicisti riprendendo il lavoro teorico originario. Per questo ritenne indispensabile separarsi da quel gruppo del movimento operaio che aveva scelto la via della conciliazione a quella ella lotta finalizzata alla realizzazione dell'unità della classe operaia con un'avanguardia rivoluzionaria.
Nel libro Che fare? Lenin sottolineò anche il problema relativo alla spontaneità delle masse, capace di suscitare nel proletariato una reazione, ma incapace di raggiungere un livello di consapevolezza politica. In questa situazione era fondamentale possedere dei dirigenti che sapessero forgiare le coscienze dei lavoratori e fornire ad essi le basi di una teoria scientifica sulla quale progettare le iniziative rivoluzionarie.
Senza una guida le masse, secondo Lenin, possono arrivare ad ottenere delle rivendicazioni locali, per troncare ogni idea di sfruttamento, invece, è necessaria una lotta politica articolata che abbia come fine la rivoluzione socialista. L'imperativo divenne quello di portare all'operaio la coscienza rivoluzionaria "dall'esterno", attraverso militanti consapevoli di dover fornire una posizione radicalmente alternativa al capitalismo. Il lavoratore deve rendersi conto che tutta la società borghese va superata, non essendo possibile riformarla.
La classe operaia, mancando delle condizioni materiali favorevoli e essendo condizionata dal'ideologia borghese, può elaborare da sè soltanto una coscienza tradunionista, cioè sindacale. Agli intellettuali era affidato il compito di dedicarsi a tempo pieno alle attività di propaganda e di far convergere la teoria rivoluzionaria verso la protesta sindacale degli operai.
I dirigenti del partito dal canto loro, dopo aver svolto opera di sensibilizzazione politica delle classi popolari, devono saper riconoscere lo spontaneismo delle masse ed evitare che esso soffochi la coscienza rivoluzionaria, poichè ciò significherebbe un rafforzamento dell'influenza dell'idoelogia borghese.
La lotta degli operai per il socialismo deve essere tanto più energica quanto più è giovane il movimento. L'adesione spontanea alle teorie socialiste, capaci di interpretare più di altre i fabbisogni dei lavoratori, va approfondita in sede scientifica per evitare un ritorno dell'ideologia borghese, più elaborata nei suoi aspetti.
Il II° congresso del Posdr si svolse a Bruxelles nell'estate del 1903 e fu teatro di grandi dissensi programmatici e organizzativi. Alla fine fu approvata la linea politica di Lenin che risultò maggioritaria (bolscevica). La minoranza economicista del congresso (menscevichi) tuttavia riuscì presto ad impardonirsi della redazione dell'Iskra (divenuto organo di partito) e, successivamente, del comitato centrale del partito stesso.
Lenin fu allontanato dal giornale definitivamente e nel 1904 descrisse i cambiamenti avvenuti nel partito socialdemocratico russo nell'opera "Un passo avanti, due passi indietro". Il 4 gennaio 1905 fu pubblicato il primo numero del nuovo giornale bolscevico Vperiod (Avanti).