










Vita di Lenin
Il potere

Dopo la rivoluzione d'Ottobre, Lenin abitò con la moglie in un bilocale al primo piano dell'istituto Smolny, dove vi era anche il suo ufficio.
In quel periodo si imposero i primi problemi relativi alla gestione ed alla trasformazione dell'apparato statale ereditato dal regime zarista; già durante il suo rifugio in Finlandia Vladimir aveva iniziato ad affrontare l'argomento redigendo l'opera Stato e rivoluzione, nella quale veniva ricavata una concezione del potere sul modello della Comune di Parigi.
Ma l'atmosfera politica si rivelò molto instabile anche all'interno del partito bolscevico. Lenin si trovò costretto a convocare le elezioni per l'Assemblea costituente, da più parti invocate e a lungo rimandate dai governi precedenti.
Le votazioni si svolsero il 26 novembre 1917 e videro una forte partecipazione elettorale sopratutto nelle campagne. Per la prima volta fu concesso il voto anche alle donne.
Il risultato premiò i socialrivoluzionari con diciassette milioni di voti (40%), ai bolscevichi andarono dieci milioni (24%), ai menscevichi un milione e trecentomila (3%).
Lenin prese direttamente posizione il 12 dicembre pubblicando sulla Pravda le Tesi sull'Assemblea costituente. L'Assemblea veniva dichiarata inutile poichè espressione di un parlamentarismo borghese ormai superato: la Russia rivoluzionaria non poteva accettare di tornare al passato.
Il 1° novembre venne creata una "Commissione militare d'inchiesta" con il compito di costruire un nuovo ordine nella società russa anche mediante l'uso del cosiddetto "terrore rivoluzionario", considerato già da Marx come indispensabile. Questa commissione, formata da cinque uomini, non convinse i dirigenti bolscevichi e, il 7 dicembre, venne sostituita da una "Commissione straordinaria panrussa per lottare contro la controrivoluzione, il sabotaggio e la speculazione", che entrerà nella storia della Russia sotto le sue iniziali: Ceka. Il suo ideatore, Feliks Edmundovic Dzerzinskij, divenne il suo capo carismatico e la nuova organizzazione acquisì poteri di indagine e di repressione illimitati.
Nei giorni seguenti Lenin fece arrestare i membri del comitato costituito per la difesa dell'Assemblea e convocò il III° Congresso dei soviet per l'8 gennaio in modo che si svolgesse in concomitanza con l'apertura della Costituente, fissata per il 5 gennaio.
Intanto il clima politico era diventato di guerra civile. Il 1° gennaio 1918 Lenin scampò fortunosamente ad un attentato armato mentre rientrava in macchina al'Istituto Smolny.
Vladimir Ilich lavorò al programma che i deputati avrebbero dovuto adottare nella
Costituente, dal titolo Dichiarazione dei diritti del popolo lavoratore e sfruttato; tale documento sarà in seguito
incorporato nella Costituzione della RSFSR.
L'assemblea costituente si riunì il 5 gennaio 1918 al palazzo di Tauride,
assediato dalle truppe comandate da Urickij, capo della Ceka di Pietrogrado. Il secondo giorno di lavoro i deputati trovarono
l'ingresso del palazzo sbarrato ed affisso sul portone il decreto del governo che dichiarava sciolta l'Assemblea.
La fine della Costituente, considerata dai bolscevichi espressione dei capitalisti, fu il frutto anche della mancanza di
fermezza dei socialisti che non osarono fare appello al sostegno popolare.
Pietrogrado fu scenario di violenze per molti giorni.
Per Lenin il III° congresso dei soviet rappresentava il vero parlamento del
popolo. Il 16 gennaio aprì i suoi lavori e, tre giorni dopo, sancì ufficialmente la nascita dello Stato dei soviet.
Fu eletto un nuovo Comitato esecutivo centrale formato solo da bolscevichi.
Lenin aveva leggittimato la sua vittoria.
Il primo atto del governo sovietico fu la pubblicazione del Decreto sulla pace, che avrebbe dovuto rappresentare anche un appello alla rivoluzione dei popoli contro i loro governi, ed il Decreto sulla terra che nazionalizzava le grandi proprietà fondiarie e ne stabiliva suddivisione tra i contadini.
Il governo sovietico decise di iniziare le trattative per la conclusione del conflitto con la Germania ma quest'ultima, che aveva sostenuto l'ascesa politica dei bolscevichi, cominciò a temere il propagarsi dell'ondata rivoluzionaria iniziata in Russia ed impose inaudite restrizioni alle condizioni di pace. Sulla questione si aprì un'aspra lotta nel Comitato centrale del partito: Trotzkij e Bukharin sostennero la necessità di concludere la guerra senza firmare la pace in modo da non rinforzare l'imperialismo nei paesi belligeranti, confidando che i tedeschi non avrebbero avuto la forza di attaccare ed avrebbero accettato una tregua "senza annessioni nè indennità".
Lenin, per il quale la rivoluzione mondiale non poteva che passare per la salvaguardia della rivoluzione d'ottobre, tracciò la sua linea politica nelle Ventidue tesi sulla pace redatte nel gennaio 1918.
I tedeschi, consapevoli della debolezza dei russi, ripresero l'offensiva ed il Comitato centrale, fino a quel momento incline alle posizioni di Bukharin e Trotzkij, dovette accettare rapidamente le condizioni della Germania.
Il 3 marzo 1918 la delegazione russa presieduta da Grigorij Jakovlevic Sokol'nikov, firmò il trattato di pace di Brest-Litovsk, che costò alla Russia territori immensi (la Polonia, la Finlandia, i paesi Baltici, l'Ucraina) ed ingenti risorse economiche.
Il IV congresso dei Soviet, preceduto dal VII congresso straordinario del Partito comunista (bolscevico) di Russia (PC(b)R), si riunì il 14 marzo e ratificò il trattato di pace ma Lenin riuscì a far approvare una risoluzione segreta nella quale si accordava al Comitato centrale il potere di "annullare in ogni momento tutti i trattati di pace conclusi con i governi imperialisti e borghesi", concedendo così al partito la facoltà di decidere in funzione delle circostanze.
Il governo ed il Comitato centrale si trasferirono da Pietrogrado a Mosca l'11 marzo 1918. Vladimir Ilich e sua moglie presero alloggio in un appartamento di quattro stanze in uno degli edifici del Cremlino.
Lenin si concentrò sull'elaborazione di un programma di rinnovamento del paese. Scrisse l'opera I compiti immediati del potere sovietico in cui vennero individuati i primi passi per l'edificazione del socialismo.
La Russia sovietica si trovò ben presto a dover fronteggiare i nemici interni, sopratutto la borghesia rurale delle campagne (i kulak), ed internazionali, che avevano annunciato la loro crociata antisovietica nell'intenzione di "soffocare il neonato bolscevico nella sua culla" (W.Churchill, ministro della guerra dell'Inghilterra).
Le truppe antibolsceviche (i "Bianchi"), guidate da ex ufficiali zaristi, tentarono di restaurare l'antico regime con l'appoggio delle potenze occidentali, preoccupate di tutelare il pagamento dei debiti contratti dal governo zarista, dei contadini scontenti per le confische, delle truppe cosacche e di 40.000 uomini della Legione ceca.
Per la repubblica dei soviet si impose quindi la difesa militare della rivoluzione d'Ottobre. Il fronte controrivoluzionario, che comprendeva le guardie bianche e gli interventisti stranieri, fra i quali vi erano la Germania, la Gran Bretagna, la Francia, l'Italia, gli Usa e il Giappone, si impadronì di vaste zone del Nord, dell'Estremo Oriente, della Siberia e della zona del Baltico.
Il nuovo organo di potere, il Sovnarkom, era legato al prestigio di Lenin che lo presiedette fino alla morte, ma l'autorità reale dello stato risiedeva nei due grandi soviet di Pietrogrado e Mosca.
Complotti antibolscevichi infuriarono nelle regioni interne del Paese. Il 30 agosto 1918 Vladimir Ilich, dopo un comizio, venne gravemente ferito in un attentato dalla terrorista Fanny Kaplan. Questo gesto scosse l'intero paese e scatenò un periodo di repressioni, da parte dei bolscevichi, che verrà ricordato come "terrore rosso". Lenin tornò a lavorare al Cremlino quindici giorni dopo.
Lo stato sovietico adottò la politica del "comunismo di guerra" che impose condizioni particolarmente dure per fronteggiare la guerra civile. Vennero mobilitate tutte le risorse industriali e prelevate ai contadini le eccedenze di generi alimentari per assicurare il vettovagliamento dell'esercito e degli operai.
Nel marzo 1919 a Mosca si costituì la Terza Internazionale, fortemente voluta da Lenin, che si trasformò nel primo congresso dell'Internazionale Comunista o Comintern: fu il primo tentativo di collegamento tra i partiti marxisti dei vari paesi.
Secondo Lenin, il Comintern doveva favorire la formazione ed essere il coordinamento dei partiti comunisti in tutto il mondo, per "compiere il primo passo verso la Repubblica internazionale dei soviet e la vittoria mondiale del comunismo".
l'Internazionale comunista tenne il suo secondo congresso nel luglio-agosto del 1920. Vi parteciparono delegazioni di trentasette paesi e vennero tracciate le basi ideali e programmatiche racchiuse in ventuno punti proposti da Lenin: i partiti che aderivano si impegnavano a darsi una struttura analoga a quella del Partito comunista sovietico, a sostenere la repubblica sovietica di Russia, a rispettare le direttive del Comintern, a lottare contro la socialdemocrazia per favorire la nascita di autonomi partiti rivoluzionari. A dirigere l'Internazionale venne designato un comitato esecutivo permanente, con sede a Mosca, il cui primo presidente fu G.E. Zinov'ev.
La difesa dello stato sovietico, minacciato dalla reazione delle potenze occidentali, impegnò Lenin nell'elaborazione di piani strategici e nel seguire lo svoglimento delle operazioni militari. Nel novembre 1918 si era costituito il Consiglio di Difesa Operaia e Contadina per coordinare la formazione e l'organizzazione dell'Armata rossa che, forte di oltre 5 milioni di soldati, era stata affidata alla guida di Trotzkij.
Nel 1919 fu creato da Lenin il Politbjuro(Ufficio politico), organo direttivo supremo del Partito comunista (bolscevico), che aveva la facoltà di esercitare un controllo effettivo su tutto il partito e prendere, con rapidità e autorità, le necessarie decisioni politiche: ne facevano parte i principali leader bolscevichi, tra i quali, oltre allo stesso Lenin, Trotzkji, Zinov'ev, Stalin, Sverdlov.
Nell'autunno del 1919 i Bianchi giunsero a soli 400 chilometri
da Mosca e alle porte di Pietrogrado, mentre l'Ucraina e gran parte
della Russia meridionale, erano cadute sotto il controllo di un governo
antisovietico. Una controffensiva dell'Armata rossa e misure di
centralizzazione del potere politico evitarono la sconfitta dei bolscevichi,
ma le sorti della guerra furono decise dall'ostilità contadina per le
tendenze restauratrici dei Bianchi e dalle divisioni interne ai governi
occidentali.
L'esercito rosso si ricompattò e riportò nuove vittorie. La guerra civile si concluse nel novembre 1920 quando i Bianchi furono sconfitti definitivamente ed anche le truppe dell'Intesa dovettero ritirarsi.
Nel giugno 1920 venne pubblicata l'opera di Lenin L'estremismo, malattia infantile del comunismo, dove vennero analizzate le esperienze del leninismo in rapporto al movimento modiale comunista.
Nel marzo 1921 i marinai della fortezza russa di Kronstadt, situata a nord di San Pietroburgo, si ammutinarono contro il potere sovietico. La guarnigione, che aveva partecipato alle rivoluzioni del 1905 e del 1917, con l'appoggio della sinistra operaia ed anarchica, insorse contro il "comunismo di guerra". La rivolta fu duramente repressa e i superstiti passati per le armi.
La tesi della "dittatura del proletariato" (già teorizzata da Marx), intesa come potere politico della classe operaia, venne elaborata: la presa del potere da parte delle organizzazioni operaie per distruggere gli apparati statali della borghesia divenne condizione necessaria alla transizione dalla società capitalista a quella socialista.
Con la fine della guerra civile la politica del "comunismo di guerra" venne sostituita con la NEP (Nuova Politica Economica), approvata al X° congresso del partito, che si fondava su concessioni temporanee all'iniziativa privata. I contadini non dovevano più temere i prelevamenti forzati ma potevano vendere la loro merce al mercato dopo aver consegnato allo Stato un'imposta in natura. L'intenzione di Lenin era di costruire una base produttiva del socialismo sfruttando i rapporti monetario-mercantili. Il lavoro venne organizzato nelle aziende in base al principio del rendimento economico, del coinvolgimento dei lavoratori nella causa comune, e dell'incentivazione morale nel lavoro.
Lenin si accorse delle difficoltà insorte in campo economico e commerciale: nessuna risoluzione politico-amministrativa avrebbe potuto traghettare il paese dalla nazionalizzazione delle strutture private al socialismo, poiché questo processo richiedeva un'evoluzione più complessa e progressiva.
Egli propose la reintroduzione della legge del valore e del mercato come regolatore dello sviluppo econimoco socialista, in quanto necessarie alle condizioni specifiche della Russia, ma scatenando così le accuse di revisionismo contro di sè. Il criterio dell'efficienza di un'impresa divenne il profitto e non la percentuale con cui essa realizzava i piani previsti dallo Stato. Da qui ebbe inizio la dura lotta contro il gauchisme(estremismo di sinistra in tutte le sue forme), mutuato dall'opera di Lenin Estremismo, malattia infantile del comunismo.
La NEP consentì la rapida ripresa dell'agricoltura e nel 1923 la Russia sovietica divenne per la prima volta dall'Ottobre esportatrice di grano. Dopo quattro anni il reddito nazionale raggiunse il suo valore anteriore al 1914. Fra il 1921 e il '24 il prodotto lordo della grande industria statale aumentò più di due volte.
Le scelte leniniste della NEP provocarono divergenze in seno al partito sopratutto attorno alla questione del ruolo dei sindacati. Nel febbraio 1921, su iniziativa di Lenin, venne creato un centro unico di pianificazione: la Commissione di pianificazione statale, il cui compito era di elaborare un piano economico e le norme per la sua attuazione.
Lenin stabilì un indissolubile nesso tra economia e politica: quest'ultima doveva concentrare in sé tutte le tendenze economiche e controllarle. Inoltre egli elaborò un'interpretazione del marxismo che, da un lato, ne accentuò le valenze di sociologia scientifica e, dall'altro, ne esaltò la portata filosofica assumendolo come modello interpretativo nuovo e autosufficiente.
