Vita di Lenin

La rivoluzione

Lenin
La convinzione di Lenin che la rivoluzione in Russia fosse "cosa imminente", trovò conferma nel febbraio 1917. Dopo una serie di scioperi scoppiati a Pietrogrado prima nelle industrie tessili poi nelle officine metallurgiche Putilov, le autorità si dissero sicure di poter reprimere anche queste agitazioni come era già avvenuto nel 1905 e nel 1916. Ma gli operai questa volta portarono la protesta politica nelle strade della capitale dove trovarono il sostegno dell'intera popolazione, esasperata dalla disastrosa crisi economica in cui il paese era sprofondato dopo anni di guerra.
Ai dimostranti si aggiunsero i disoccupati, i lavoratori piccolo borghesi ed i soldati della guarnigione. Il malcontento diffuso per le sconfitte militari e l'incapacità delle autorità di far fronte alla carenza di cibo permisero agli scioperanti di trasformare l'indignazione in rivolta.
Gli insorti sfilarono sulla prospettiva Nevskij, nel centro di Pietrogrado, il 23 febbraio: nessun plotone della polizia osò contrastarli.
In una settimana il governo zarista perse totalmente il controllo della capitale. I partiti socialisti si resero conto che i tempi delle rivoluzione erano maturi: il movimento insurrezionale si estese rapidamente in tutto l'immenso impero russo.
Mentre Nicola II seguiva nel panico l'evolversi della crisi politica dal quartiere generale militare di Mogilev, non comprendendo la portata degli eventi in corso, i menscevichi ricostituirono il Soviet di Pietrogrado. Il 2 marzo 1917 lo Zar, vista l'impossibilità dell'esercito a raggiungere la capitale per il boicottaggio dei ferrovieri, abdicò prima in favore del figlio Aleksej poi del fratello Mihail, ma i rivoltosi non accettarono questa concessione ed il potere passò nelle mani della Duma, in quel momento sotto la presidenza di Ckeidze.
La Rivoluzione di febbraio aveva spazzato via la secolare monarchia dei Romanov in soli sei giorni.
La notizia dei disordini scoppiati in Russia lasciò interdetta l'opinione pubblica internazionale. Gli emigrati russi, compresi gli Ul'janov, appresero dai giornali svizzeri e dai telegrammi gli avvenimenti in atto nel loro paese e con emozione parteciparono all'esultanza generale.
Lenin era impaziente di mettersi a disposizione dei bolscevichi in Russia, fino ad allora i suoi messaggi erano trasmessi da Aleksandra Kollontai che da Olso manteneva i contatti con Pietrogrado, ed iniziò a pensare al modo di rientrare in patria.
Intanto la Duma (emanazione della borghesia liberale) ed il Comitato esecutivo del Soviet (rappresentativo delle masse popolari) avevano formato un governo provvisorio, presieduto dal principe Georgy L'vov. Il nuovo governo ebbe il difficile compito di decidere sul proseguimento della guerra e, dopo alcune incertezze, dichiarò la sua intenzione a rispettare gli obblighi internazionali: il conflitto sarebbe continuato sino alla fine.
Il principe Georgy Yevgenyevich L'vov In quel periodo la Pravda ripristinò le sue pubblicazioni sotto la direzione di Molotov, ma il 13 marzo il controllo del giornale fu preso da tre vecchi redattori: Kamenev, Stalin e Muranov, appena rientrati dal loro esilio in Siberia. L'orientamento che diedero all'organo di partito fu opposto alle posizioni di Lenin.
La scelta di intraprendere un atteggiamento moderato nei riguardi del governo provvisorio arrivava all'evitare ogni attacco contro la volontà di prosecuzione della guerra. Gli articoli per la Pravda che Lenin aveva inviato da Zurigo in marzo, conosciuti con il nome Lettere da lontano, nelle quali egli invitava a rovesciare il governo provvisorio furono censurati da Kamenev e Stalin.
Gli unici che avrebbero avuto interesse a favorire il rientro di Lenin in Russia sarebbero potuti essere i tedeschi speranzosi così di poter portare scompiglio nel potere russo. Il leader bolscevico chiese la loro collaborazione ed ottenne dalla Germania un credito per finanziare la propaganda pacifista ed un vagone piombato che lo riportasse in patria: il 27 marzo 1917 Lenin lasciò Zurigo insieme alla moglie, ad Inessa Armand, alla famiglia Zinov'ev, a Radek e a pochi altri.
Il treno arrivò alla stazione Finlandia la notte del 3 aprile accolto da una folla trionfale. Gli esuli politici che tornavano in patria venivano ricevuti da numerose delegazioni del governo e del soviet, ma per Lenin l'accoglienza fu particolarmente festosa. I bolscevichi avevano organizzato una cerimonia eccezionale, con musica e bandiere, per sottolineare l'importanza dell'evento.
Vladimir scese per primo dal convoglio e fu accolto dal presidente Ckeidze che pronunciò un discorso di benvenuto. Lenin ascoltò impassibile ed al termine prese la parola: ”Compagni! Soldati, marinai e lavoratori! Sono felice di salutare in voi la rivoluzione russa vittoriosa, avanguardia dell'armata proletaria mondiale. La guerra di rapina imperialista è l'inizio della guerra civile in Europa... La rivoluzione russa compiuta da voi ha dato inizio ad una nuova epoca. Da un momento all'altro possiamo attenderci il crollo di tutto l'imperialismo. Viva la rivoluzione mondiale socialista!”
La folla plaudente lo seguì finchè egli si allontanò su un'automobile, diretto al quartier generale dei bolscevichi, nella grande casa patrizia sul Kronverskij Bul'var, già residenza della danzatrice Matilda Ksesinskaja, amante di Nicola II.
Lenin parlò per due ore ad un gran numero di militanti e di curiosi. Senza esitazione annunciò il rifiuto di sostenere il governo provvisorio, divenuto strumento della borghesia, e la necessità di ottenere la maggioranza nei soviet, perchè non fossero in mano agli opportunisti ma servissero alla rivoluzione proletaria mondiale. I bolscevichi, che prima dell'arrivo di Lenin avevano preparato un manifesto moderato nel quale si sosteneva la formazione di un "governo provvisorio della rivoluzione" e l'attuazione di riforme democratiche, rimasero sbigottiti.
Il 4 aprile Lenin annunciò il suo progetto politico ad una riunione dei socialisti svoltasi al palazzo di Tauride: il potere doveva passare interamente ai soviet, la guerra doveva terminare immediatamente, l'esercito doveva essere sciolto e sostituito da milizie popolari, ogni proprietà fondiaria doveva essere confiscata e nazionalizzata.
Lenin parla nel palazzo di Tauride (Aprile 1917)
L'assemblea, animata da propositi di riconciliazione tra le varie fazioni, si ravvivò di proteste. Lenin faticò ad imporsi anche nel suo stesso partito, ma, avendo ripreso al suo ritorno il proprio posto nel comitato di redazione della Pravda, riuscì insieme a Zinov'ev a vincere le titubanze degli altri compagni ed a pubblicare (il 7 aprile) l'articolo I compiti del proletariato nella rivoluzione attuale, meglio conosciuto come "Le tesi d'aprile".
Il comitato dei bolscevichi della capitale russa si riunì il giorno seguente per discutere le tesi di Lenin e votò contro di esse. Vladimir Ilich si affrettò ad organizzare la Conferenza panrussa del partito, tenutasi dieci giorni dopo, riunendo 149 delegati in rappresentanza di circa ottantamila militanti. Kamenev sostenne la linea moderata decisa dal partito in marzo, ma Lenin conquistò il sostegno di Bucharin ed in parte di Stalin. Nel corso della conferenza si ebbero numerose manifestazioni della popolazione contro l'esitante governo provvisorio che confermarono le previsioni di Lenin e rafforzarono la sua posizione. Alla fine l'assemblea si convinse a seguire l'orientamento leninista votando a favore della risoluzione sulla guerra e il trasferimento del potere ai soviet, divenuti strumenti di potere alternativo sia all'apparato burocratico zarista che ai governi provvisori borghesi: da quel momento il partito adottò il celebre slogan Tutto il potere ai soviet!
Manifestazione del 18 giugno 1917 a Pietrogrado Disordini del 4 Luglio 1917 a Pietrogrado
Il nuovo comitato centrale era composto da cinque membri supplenti e nove titolari, di questi ultimi quattro erano sostenitori di Lenin (Zinov'ev, Sverdlov, Smilga e in parte Stalin) e quattro oppositori (Kamenev, Nogin, Miljutin e Fedorov). Lenin fu eletto con centoquattro voti.
I soviet visti inizialmente con scetticismo da Lenin, avevano acquisito progressivamente importanza nelle idee del leader bolscevico che equiparava ormai l'istituzione degli operai e dei contadini alla Comune di Parigi.
La situazione politica in Russia intanto andava precipitando: il governo del principe L'vov era entrato in crisi dopo la nota Milijukov e si formò un nuovo governo di coalizione in cui entrarono sei socialisti in rappresentanza dei soviet (maggio 1917). Negli stessi giorni Trotzkij fece il suo rientro in Russia e fu subito invitato da Lenin, nel corso di una riunione degli internazionalisti, ad entrare a far parte ella redazione della Pravda. Trotzkij dal canto suo, in un discorso davanti al soviet di Pietrogrado riprese le Tesi di Aprile e invitò i deputati ad appoggiare la trasformazione della rivoluzione da borghese in proletaria.
Lenin tentò di riavvicinare anche il vecchio amico Martov, rientrato da poco in patria, e gli altri menscevichi che si erano schierati per la pace ma in quei giorni il partito menscevico entrò a far parte di un nuovo governo di coalizione. Martov, nonostante il suo prestigio intellettuale, non riuscì a contrastare le decisioni del suo partito e rimase isolato, rifiutandosi di aderire al partito bolscevico.
A partire dall'inizio dell'estate 1917 l'opinione pubblica russa iniziò a venire progressivamente conquistata dalla propaganda bolscevica che, grazie ai finanziamenti della Germania, disponeva di organi di stampa eccellenti in grado di pubblicare quarantuno giornali nei diversi idiomi della variegata comunità linguistica russa, oltre un numero notevole di volantini. I bolscevichi inoltre svolgevano un'incessante opera di lotta politica nei comitati di fabbrica.
La situazione sociale non tardò a divenire allarmante per il governo di coalizione che aveva espresso la volontà di proseguire la guerra solo per arrivare ad una pace senza indennità nè annessioni. Il malcontento crebbe nell'esercito e provocò disordini nelle città e nelle campagne. I bolscevichi sostennero le agitazioni e spinsero i lavoratori a far rivalere le loro rivendicazioni.
In giugno si svolse il 1° Congresso panrusso dei soviet al palazzo di Tauride di Pietrogrado. Su 822 rappresentanti, 285 erano socialisti rivoluzionari, 248 menscevichi, 105 bolscevichi. Lenin non perse occasione di attaccare duramente il governo sulle sue incapacità a gestire il conflitto e dichiarò esplicitamente che il suo movimento era in grado di assumere immediatamente il potere. Il suo discorso scatenò grida ostili ma anche molti applausi da parte dei soldati e marinai presenti nel palazzo.
Il congresso votò la fiducia al governo ed elesse un Comitato esecutivo centrale panrusso (VCIK), organo permanente dei soviet. Kerenskij Il ministro della guerra Kerenskij aveva diretto, in quel periodo, una offensiva militare (che prese il suo nome) sul fronte sud-occidentale che si concluse in un ennesimo disastro. Questa azione provocò una grande indignazione popolare e gettò ulteriore discredito sull'operato del governo.
Il 3 luglio scoppiò una insurrezione a Pietrogrado che durò tre giorni e costrinse l'inadeguato primo governo di coalizione allo scioglimento. Cortei di lavoratori si riversò nelle strade e strinse d'assedio il palazzo di Tauride. Il governo, richiamando delle truppe nella capitale, represse i disordini e ordinò l'arresto dei dirigenti bolscevichi (tra cui Kamenev e Trotzkij, da quel momento apertamente alleato di Lenin) accusati di aver tramato contro lo Stato, fomentando la rivolta.
Le "giornate di luglio" si conclusero con la diffusione della notizia calunniosa che Lenin, rifugiatosi in Finlandia, fosse una spia al servizio dei tedeschi. La dichiarazione produsse sgomento nel popolo russo ma i dirigenti bolscevichi fecero di tutto per contrattaccare l'infamia.
Il governo di coalizione entrò in crisi in seguito agli eventi di luglio e la sua guida fu assunta definitivamente da Kerenskij che sostituì il principe L'vov. Kerenskij mantenne anche il ministero della Marina e della Guerra, e nominò un governo a maggioranza socialista. Il 18 luglio nominò, per rafforzare la sua autorità, il generale Kornilov comandante supremo delle forze armate .
Nel tentativo maldestro di dimostrare ad ogni costo il tradimento di Lenin, il governo si scontrò con i soviet che ritenevano inadeguato l'attacco al leader bolscevico. In questa occasione molti avversari politici di Lenin, come Martov, divennero suoi strenui difensori e sostennero l'infondatezza delle accuse.
Il partito bolscevico si riorganizzò tra il 23 luglio ed il 3 agosto 1917, durante il suo IV congresso. Il nuovo comitato centrale venne eletto da 267 delegati e constava di ventidue membri. Lenin conquistò il maggior numero di voti (133), seguito da Zinov'ev (132), Trotzkij e Kamenev (131).
Il congresso, detto della "riunificazione", dette a Lenin l'ufficialità del raggiungimento, sotto la sua bandiera, di quell'unità a lungo perseguita con gli altri esponenti del socialismo russo, come Trotzkij, Bucharin e la Kollontai, che erano stati suoi avversari. Anche la frazione di Martov dichiarò il suo sostegno al congresso e la solidarietà nella lotta contro il governo provvisorio.
La nuova direzione del partito fu formata da Lenin, Trotzkij, Zinov'ev, Kamenev, Lunacarskij e la Kollontai. Si stabilì inoltre la creazione di un presidium che facesse da portavoce degli esponenti della direzione rifugiati all'estero (Lenin e Zinov'ev) o detenuti in prigione (Trotzkij, Kamenev e la Kollontai).
Lenin senza barba e con una parrucca durante il suo rifugio in Finlandia
Nel suo rifugio a Razliv, a pochi chilometri da Pietrogrado, dove aveva appena iniziato la stesura dell'opera Stato e rivoluzione, Lenin apprese di essere stato scoperto e dovette riparare in Finlandia sotto falsa identità. Insieme a Zinov'ev, Lenin giunse ad Helsinki il 10 agosto.
Nella capitale la situazione tornò a peggiorare e la coalizione di governo, sopravvissuta due sole settimane, entrò in crisi. Fu proclamato subito un ennesimo nuovo governo di coalizione, sempre guidato da Kerenskij, il quale convocò in tutta fretta una conferenza di Stato a Mosca, nel tentativo di formulare un programma per la stabilità del regime.
La conferenza fallì miseramente i suoi obiettivi ed il paese precipitò nel disordine. La popolazione continuava a chiedere la pace e la riforma agraria, ma Kerenskij temporeggiava su tutto. Il governo si dimostrò incapace di gestire l'ordine pubblico e, nella paura di ulteriori tentativi di colpo di stato, fece appello al generale Kornilov.
Il generale Kornilov Ma il capo delle forze armate russe pretese le dimissioni del governo e l'acquisizione dei pieni poteri. Kerenskij sollevò Kornilov dal suo incarico e questi rispose marciando con le sue truppe su Pietrogrado il 27 agosto.
Tutti i partiti di sinistra, in particolar modo i bolscevichi, mobilitarono la popolazione della capitale e respinsero il tentativo di colpo di stato del generale. Il 12 settembre Kornilov venne arrestato.
Il partito bolscevico si ritrovò prepotentemente al centro della scena politica; i soviet, sulla egemonia dei quali i bolscevichi avevano stabilito la loro strategia insurrezionale, l'esercito e le masse si schierarono ormai apertamente dalla parte di Lenin.
Trotzkij, uscito di prigione, guadagnò la presidenza del soviet di Pietrogrado mentre Lenin dalla Finlandia divulgò le sue direttive attraverso articoli pubblicati sul Rabocij Put (La via operaia), dopo che al Pravda era stata chiusa.
Lentamente i bolscevichi si impadronirono delle istituzioni della capitale e della provincia. Il 25 settembre ottennero i due terzi dei seggi alle elezioni del comitato esecutivo del soviet (Ispolkom)di Pietrogrado; sei giorni prima era stato ottenuto un medesimo risultato a Mosca. Lenin si convinse che fosse arrivato il momento di prendere il potere ed il 14 settembre scrisse al comitato centrale di abbandonare gli atteggiamenti prudenti e propendere per posizioni più radicali.
Kerenskij (schernito dalla popolazione russa per i suoi atteggiamenti pubblici con il soprannome di "Bonaparte") provò ad organizzare una Conferenza democratica da cui sarebbe nato un parlamento provvisorio in attesa delle elezioni per dare vita ad una Assemblea Costituente, da tempo promessa. I bolscevichi si divisero sul da farsi e alla fine la maggioranza, guidata da Kamenev e Rykov, votò la partecipazione alla Conferenza. Lenin andò su tutte le furie e minacciò le proprie dimissioni dal comitato centrale. Ai suoi occhi non potevano esserci incertezze e si doveva approfittare di quel momento per impadronirsi del potere sia perchè il suo partito aveva la maggioranza nel soviet sia per le notizie di ribellioni negli eserciti stranieri che provenivano dall'estero.
Lenin potè contare sull'appoggio incondizionato di Trotzkij, il quale controllava oramai il soviet della capitale, e sull'affermazione del partito anche a Ivanovo-Voznessensk, a Saratov ed in molte altre città.
Alla fine di settembre Vladimir Ilich lasciò la Finlandia e si rifugiò a Vyborg per seguire più da vicino l'evolversi degli eventi.
Egli scrisse ai suoi compagni di organizzare uno stato maggiore dei gruppi insurrezionali che guidasse le forze verso i centri nevralgici della capitale: il primo obiettivo doveva essere quello di controllare la centrale telefonica e telegrafica per poter poi coordinare l'insurrezione nelle fabbriche e nei regimenti militari.
Lenin temeva il prevalere delle posizioni "attendiste" nel suo partito, pertanto rientrò di nascosto a Pietrogrado il 10 ottobre, accompagnato da Zinov'ev, e partecipò alla riunione del Comitato centrale tenutasi in casa di Suchanov. Molti esponenti (tra cui Zinov'ev e Kamenev) si dichiararono contrari alla proposta di Lenin di scatenare subito la rivolta, giudicando l'azione prematura, ma alla fine Lenin convinse gli esitanti del comitato centrale a votare a favore della sua tesi. La risoluzione fatta adottare da Lenin prevedeva che l'insurrezione armata precedesse il Congresso panrusso dei soviet, in modo che quest'ultimo avesse potuto conferire leggittimità alla rivoluzione.
Non potendo contare sull'appoggio della totalità delle forze armate, i bolscevichi intuirono la necessità di disporre di un organo militare efficente per portare a termine la rivolta. Quindi fu scelto di disporre del Comitato militare rivoluzionario, formato il 9 ottobre come organo del soviet per la difesa di Pietrogrado.
Dal 21 ottobre scattarono le operazioni per la conquista effettiva del potere. Il Comitato militare rivoluzionario tentò di acquisire il comando della guarnigione della capitale: la reazione del governo fu la denuncia del tentativo di colpo di stato al soviet.
Nello stesso giorno Trotzkij dichiarò al soviet di Pietrogrado che lo Stato maggiore aveva rifiutato di riconoscere l'autorità del Comitato militare rivoluzionario e invitò i soldati della capitale a schierarsi, agli ordini del Comitato, contro le forze controrivoluzionarie. Kerenskij si trovò spiazzato e decise di richiamare a Pietrogrado i cosacchi del Don, comandati dal generale Krasnov, ma i bolscevichi bloccarono questa iniziativa. Il 22 ottobre convinse gli allievi delle scuole militari ad assumere la vigilanza dei diversi luogi strategici della città.
Lenin impose che l'insurrezione avvenisse entro due giorni. Il Comitato militare rivoluzionario si riunì sotto la direzione di Trotzkij.
Il 24 ottobre vennero riaperti gli accessi a Pietrogrado grazie ai marinai della flotta della base di Kronstadt e delle "guardie rosse" (soldati e operai armati dal soviet di Pietrogrado). I ponti sulla Neva vennero abbassati ed i militari, sotto gli ordini dei commissari bolscevichi, occuparono la stazione Finlandia, poi si diressero al centro della città. Nella notte del 25 ottobre tutti i punti strategici della capitale vennero presi d'assalto senza che i cadetti offrissero la minima resistenza: la centrale telefonica e telegrafica, la banca di stato, le stazioni passarono nelle mani degli insorti.
Trotzkij, Lenin e Kamenev Lenin, che si era recato all'istituto Smolny in incognito, si preoccupò subito di rendere pubblico il successo tanto atteso. La mattina seguente ordinò che si facessero suonare le campane e preparò un proclama che fu trasmesso telegraficamente in tutte le città della Russia ed al fronte: "Ai cittadini della Russia. Il Governo provvisorio è stato deposto. Il potere statale è passato nelle mani dell'organo del Soviet dei deputati operai e soldati di Pietrogrado, il Comitato militare rivoluzionario, che è alla testa del proletariato e della guarnigione di Pietrogrado. L'obiettivo per il quale il popolo ha lottato: l'immediata proposta di una pace democratica, l'abolizione della grande proprietà fondiaria, il controllo operaio della produzione, la creazione di un governo sovietico, tutto ciò è compiuto. Viva la rivoluzione degli operai, dei soldati e dei contadini!".
Qualche ora dopo Lenin salutò la folla festante all'Istituto Smolny. Nel pomeriggio diede l'ordine di attaccare il palazzo d'inverno, oramai isolato, e di arrestare i ministri. Il Comitato militare rivoluzionario indirizzò un ultimatum agli occupanti del palazzo, difeso da un battaglione femminile, minacciando il fuoco dei cannoni dell'incrociatore Aurora.
I bolscevichi, condotti da Antonov-Ovseenko, penetrarono nel palazzo d'inverno intorno a mezzanotte, catturarono i membri del governo provvisorio e li condussero nella Fortezza di Pietro e Paolo. Solo Kerenskij riuscì a fuggire dalla capitale.
Lenin attese la notizia della vittoria prima di recarsi nella sala dove si svolgeva il II° Congresso panrusso dei soviet.
Fu Kamenev ad annunciare all'assemblea di 650 delegati (360 erano i bolscevichi) la caduta del palazzo d'inverno. Lenin lesse un lungo documento nel quale si annunciavano le prime mosse del nuovo regime: il decreto sulla pace, il decreto sulla terra, il decreto con l'annuncio della formazione del nuovo governo.
Il II° Congresso panrusso dei soviet seguì le indicazioni dei bolscevichi proclamandosi depositario del potere statale e approvando i decreti redatti da Lenin: da allora i soviet divennero la base del nuovo ordinamento statale.
Per rompere i legami con il passato si decise di chiamare, su suggerimento di Trotzkij, i nuovi membri del governo "Commissari del popolo". Lenin divenne Presidente del Consiglio dei Commissari del popolo (o Sovnarkom), mentre a Trotskij fu affidato il commissariato degli Affari Esteri, a Rykov il commissariato dell'Interno, a Lomov la Giustizia, a Skvorcov le Finanze, a Nogin il Commercio e l'Industria, a Sljapnikov il Lavoro, ad Antonov-Ovseenko insieme a Krylenko e Dybenko l'Esercito e la Marina, a Miljutin l'Agricoltura, a I.Teodorovic il Vettovagliamento, a Glebov le Poste e Telegrafi, a Lunacarskij la Pubblica Istruzione, ed a Stalin gli affari delle nazionalità.
La conquista del potere a Mosca fu più violenta che nella capitale russa, e causò enormi danni alla città. I bolscevichi, sotto la guida di Bucharin, dovettero combattere strada per strada contro un nemico ostinato prima di riuscire ad averne ragione. Anche nelle province la lotta si protrasse diversi giorni ma alla fine gli uomini del partito bolscevico, sostenuti anche dall'entusiasmo del successo della rivoluzione, piegarono ogni resistenza.
La strategia di Lenin sul ruolo primario dei "professionisti della rivoluzione" si rivelò l'aspetto determinante della Rivoluzione d'ottobre.

Lenin ed i membri del Sovnarkom sulla piazza Rossa a Mosca il 25 maggio 1919